Un “buon esempio” da seguire
Di mario pinzauti • 10 apr, 2012 • Categoria: OpinioniL’affermazione con cui Renzo Bossi ha motivato le sue dimissioni dal consiglio regionale della Lombardia -“l’ho fatto per dare il buon esempio”- certamente farà molto male al pochissimo che resta del prestigio, ormai finito sotto le scarpe, del rampollo del senatore Umberto. Bene che gli vada sarà considerato dagli sprovveduti che lo hanno eletto uno che non sa quello che dice anche se sa benissimo quello che fa, soprattutto quando -come ha rivelato il suo ex autista- utilizza per piccole e grandi spese personali i soldi che sono stati versati alla Lega per rimborsi elettorali.
E tuttavia, pur esibendosi, ancora una volta, nel ruolo di buffone di corte, ”il trota”, a modo suo, probabilmente senza volerlo, forse senza neanche rendendosene conto, potrebbe creare un serio problema politico. Anzi lo creerebbe senz’altro se l’Italia fosse un paese normale. Non è così ma anche nell’attuale situazione del nostro paese qualche probabilità c’è. E vale la pena di dedicarle qualche parola.
Dunque: le dimissioni di Bossi junior con la motivazione di cui sopra sono arrivate alla vigilia della riunione con cui, domani, i leader dei tre maggiori partiti -pdl,pd e terzo polo- giustamente preoccupati dei contraccolpi che vicende come quelle della Lega provocano sul già disastroso stato del rapporto di fiducia tra elettori e forze politiche- discuterranno il da farsi per assicurare trasparenza sull’uso dei fondi pubblici che i partiti ricevono per il rimborso delle spese elettorali. Non soltanto i bookmakers di Londra ma anche gran parte degli esperti dei nostri istituti di ricerca sono pronti a scommettere che i cosiddetti tre “grandi”della politica italiana, come tante altre volte hanno fatto in passato, cercheranno di accordarsi per soluzioni da realizzare nell’anno del mai, o addirittura dopo.
Questa volta però la crisi della Lega rende più difficile la pastetta. E ancora più difficile la rendono le dimissioni di Bossi junior: che non restituiscono un millimetro di decenza alla figura del “trota” ma potrebbero, anzi sicuramente potranno indurre l’opinione pubblica a chiedersi perché anche in altri partiti personaggi coinvolti in scandali, in storie di malaffare e peggio, non si dimettono:di loro spontanea volontà o per effetto di pressioni espresse da altri dirigenti delle forze politiche cui appartengono. Come sarebbe il caso di alcuni deputati e senatori che si ritengono eccellenti ma che ne hanno fatte,chi più,chi meno,come Carlo in Francia, quali Berlusconi, Cosentino, Lusi, Milanese, Tedesco. E anche autorevoli amministratori locali,come il sindaco di Bari, Emiliano. Se tutti costoro facessero il famoso “passo indietro”,o se fossero costretti a farlo,si darebbe sicuramente alla gente motivo di sperare che i partiti stanno cambiando davvero pelle .Se invece la pulizia,il rinnovamento,,le belle promesse e prima ancora i buoni esempi restassero limitati a quello che dice Renzo Bossi si andrebbe poco lontano.Nella stessa Lega.E anche negli altri partiti.E sarebbe impossibile dimostrare il contrario ai cittadini.



