Tutti i tagli della revisione di spesa
Di Simone Ricci • 01 mag, 2012 • Categoria: EconomiaIl CdM ha deciso quali saranno i principali interventi della spending review: tra i ministeri coinvolti figurano quello dell'Interno e della Difesa. Incarichi sono stati affidati a Francesco Giavazzi e a Giuliano Amato
I tagli alla spesa pubblica da parte del governo Monti sono stati fissati in 4,2 miliardi di euro: è questo il risultato più importante che si può ricavare dal Consiglio dei Ministri di ieri, chiamato a discutere e approvare la famosa spending review. Il calcolo in questione è stato possibile mettendo in luce tutti gli interventi da attuare nel corso del 2012.
Anzitutto, bisogna sottolineare come vi siano due figure di riferimento in questo caso: la prima è quella di Enrico Bondi, ex liquidatore di Parmalat, chiamato in questo caso ad attuare le scelte politiche, la seconda fa invece riferimento a Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio e ora consigliere per i partiti politici e i sindacati. Tra l’altro, lo stesso esecutivo ha precisato i compensi di entrambi, un rimborso spese per Bondi e un incarico a titolo gratuito per Amato.
L’altro incarico di peso è quello che è stato affidato a Francesco Giavazzi: l’economista bergamasco insegna attualmente Politica Economica alla Bocconi di Milano e sarà ora il consigliere per gli aiuti alle imprese. Di lui si ricordano il ruolo di dirigente generale all’interno del Tesoro dal 1992 al 1994, ma anche le critiche per alcune manipolazioni ai dati sulla ricerca in Italia.
Iva e consumi.
L’obiettivo dichiarato dal governo Monti è quello di scongiurare a tutti i costi l’aumento dell’Iva fino al 23% fra qualche mese, ma non è detto che sia possibile. Tra l’altro, la spesa in questione potrà essere rivista nel breve termine fino a ottanta miliardi di euro. La stessa rivedibilità, poi, coinvolge anche i consumi intermedi (i beni e i servizi per intenderci), per un totale di 135,6 miliardi.
Ministero dell’Interno.
Questa riduzione di spesa è stata di difficile ponderazione, ma comunque necessaria: il Viminale, infatti, dovrà far fronte al ridimensionamento delle prefetture, visto che gli attuali uffici territoriali sono ben 103, una minore spesa che potrebbe riguardare perfino i Vigili del Fuoco e gli affitti del dicastero di Via Depretis ( circa trenta milioni l’anno di locazioni).
Esercito.
Le forze militari del nostro paese avevano intuito delle misure del genere: carabinieri e polizia sono finiti anch’essi nel raggio d’azione della spending review, anche se si tratta di tagli molto delicati: il riferimento va ai cinquemila presidi dell’Esercito su tutto il territorio nazionale e ai trentamila marescialli in esubero (da 180mila a 150mila entro il 2024).
Scuola e tribunali.
La scuola finisce ancora una volta nell’occhio del ciclone: gli stipendi dell’istruzione non verranno intaccati, più che altro si interverrà sul miliardo di euro destinato a beni e servizi. Per quel che riguarda, infine, l’amministrazione penitenziaria, l’obiettivo è quello di razionalizzare la sorveglianza, mentre sono a rischio quasi settemila unità dei tribunali.
Provincie e comuni.
Per i due enti locali per eccellenza, i comuni e le provincie, sussiste il problema della spesa: come ha evidenziato il rapporto Giarda sulla spending review, i comuni più piccoli sono anche quelli che spendono di più, soprattutto quelli con meno di diecimila abitanti, un discorso identico a quello che si può fare per le provincie, visto che quelle maggiori spendono meno di quelle minori. L’abolizione degli enti di più piccole dimensioni è quindi auspicabile.



