Sui soldi e sulla politica, su Lusi e sul PD
Di lucandrea massaro • 07 feb, 2012 • Categoria: PoliticaL'intreccio tra un certo modo di fare politica e i soldi e il problema del reperimento delle risorse nei partiti italiani.
Mentre la GdF controlla (un po’ platealmente) i conti della Margherita presso la filiale BNL del Senato, Luigi Lusi viene espulso, con annessa damnatio memoriae, dal partito dalla commissione di garanzia del PD presieduta da Luigi Berlinguer. Ma paradossalmente di fronte a tanta “violenza”, Lusi si risente. Rubi, confessi, ma se vieni espulso con infamia, non va bene. E’ vero che la Commissione probabilmente dovrebbe per lo meno sentire il Senatore prima di prendere una decisione, ma la natura della confessione – e il tentativo un po’ ridicolo di patteggiare a 5 milioni – lascerebbe pochissimi margini a chiunque. Fosse anche un Cicerone della retorica.
La sensazione è che si sia persa una occasione – l’ennesima – di dimostrare serietà in politica. Ma al di là dell’aplomb britannico, la questione riapre alcuni interrogativi sul rapporto tra politica e denaro e anche alcuni interrogativi sulla nascita stessa del PD. Nel 2006 l’Ulivo si presentò come simbolo unitario alla Camera, ma non al Senato dove le vecchie nomenklature imposero i simboli separati di DS e Margherita. Fu un danno per Prodi, i voti al Senato risultarono inferiori di mezzo milione e la maggioranza fu raggiunta solo grazie a seggi-estero. Quella che sembrava una prova di forza tra le due anime dell’Ulivo-PD, potrebbe avere ragioni ancor meno nobili: i rimborsi. Così Gad Lerner sul suo blog
IL PECCATO ORIGINALE DELLO SCANDALO LUSI
Ora che lo scandalo dei bilanci-fantasma le ha rese evidenti, sarà bene ricordare le indicibili motivazioni patrimoniali che suggerirono nel 2006 ai dirigenti della Margherita e della Quercia la scelta autolesionistica di presentarsi uniti alla Camera, ma separati al Senato, a costo di disorientare gli elettori e mutilare così la vittoria del centrosinistra: lo fecero per ragioni di cassa. L’unità del nascente Partito democratico, ma soprattutto il progetto di rinnovamento del paese dopo una fallimentare legislatura berlusconiana, furono sacrificati al vil denaro; ritenuto indispensabile alla conservazione di strutture organizzative separate.
Ma a cosa servivano quei soldi? Per le correnti, per il gioco di potere interno al nascente partito, dove chi più ha più posiziona e più influisce. I manifesti costano, così come le fondazioni, le riviste, e tutto quello che orbita attorno alla gestione del consenso interno. Un microcosmo che ha bisogno di essere foraggiato per sopravvivere.
Ne racconta così un episodio Luca Telese:
La truffa di Luigi Lusi non è stata un fulmine a ciel sereno. Il partito-Zombie che accaparrava fondi senza rendere conto a nessuno, sopravvivendo per tre anni alla fine della legislatura, aveva prodotto – molto prima delle inchieste – una polemica furibonda, una scena madre, e persino un giallo sulle primarie tra Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. L’allora tesoriere della Margherita, infatti, messo spalle al muro da Arturo Parisi, giustificava una voce del suo bilancio così: “Ho dato 4 milioni di euro a Franceschini per la sua campagna da segretario”. Lo scandalo inizia il 20 giugno del 201, a via del Nazzareno c’è l’assemblea della Margherita che deve approvare il bilancio. I 300 dirigenti della ex Margherita dovevano approvare i conti di un partito ufficialmente morto ma finanziariamente floridissimo
E poi c’è quel “mi assumo la responsabilità di tutto e di tutti”. Lusi ha detto così, e forse in virtù di questo pretendeva un diverso trattamento dagli ex-compagni (pardon amici) di partito. Espulso dal gruppo si, ma dagli elenchi degli elettori… Non è bello. Eppure suona sinistro, suona un po’ come a dire: vi proteggo io se proteggete me. Ma suona anche come un qualcosa di già visto, pur se diverso, l’affaire Primo Greganti, quando il nascente PDS lambito dallo scandalo di Tangentopoli, trovò nel Compagno G un baluardo. Non ammise nulla, non disse nulla. Ma il concetto era: sono stato io, li ho presi io, non il partito. E’ un gioco a parti invertite eppure simmetriche…



