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Sicilia: sciopera il “Movimento dei Forconi”

Di teresa manuzzi • 17 gen, 2012 • Categoria: Italia


La protesta monta dal basso,dal sud, dalla Sicilia dove a partire da oggi, e per tutta la settimana, agricoltori , allevatori e autotrasportatori hanno indetto uno sciopero spontaneo.

L’azione di protesta si protrarrà sino al 20 gennaio e nasce dalla voglia di protestare e reagire alla “crisi” che ha colpito soprattutto il settore primario italiano.

Cosa chiedono i manifestanti?
1La defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica,
2l’uso dei fondi europei per lo sviluppo da utilizzare per arginare la crisi dell’agricoltura
3 Il congelamento delle procedure della Serit, l’agenzia siciliana che si occupa della riscossione dei tributi.

Come simbolo della protesta il movimento ha scelto uno degli attrezzi più strettamente legati alla campagna: il forcone. I manifestanti si sono infatti ribattezzati “Movimento dei Forconi”. Si tratta di gente che si ritrova a lavorare per qualcosa che non genera più profitto, ma solo perdite.

Produrre oggi frutta, ortaggi e verdura non ha quasi più alcun margine di guadagno perché i prodotti importati da altre nazioni che arrivano nei mercati hanno prezzi più bassi e concorrenziali.
L’aumento della benzina e la mancanza di infrastrutture rendono ancora più cari i prodotti che dalle campagne del sud devono raggiungere i mercati del Nord.

Il “Movimento dei Forconi” con “Forza d’urto” hanno indetto il fermo di tutto il settore agro-alimentare siciliano per cercare di lanciare un ultimo SOS e “vedere l’effetto oche fa” sperando anche di sollecitare una risposta politica concreta.


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8 Commenti »

  1. [...] riportato su Il Journal a partire da ieri, 16 Gennaio, è iniziata un blocco che ha lo scopo di far rinascere la speranza [...]

  2. perchè non vanno a parcheggiarsi sotto la serit?

  3. protesta inutile e dannosa

  4. forse lo fanno per svegliare anche te, emanuele!
    Bloccare i carburanti che vanno verso nord è la miglior forma di protesta. Il disagio lo sopportiamo bene.

  5. Dovremmo andare tutti a Roma a Montecitorio a rompergli ……….le c……a a tutti sti B…………i e pezzi di m…..a per loro è tutto a posto , e niente in ordine ….sapete come finira’ l’Italia fallira’ e tutto andra’ all’aria si arrivera’ ai tempi della guerra quando i nostri nonni prendevano la fame è cosi’ che finiremo cari amici ….buona fortuna a tutti

  6. [...] Sicilia: sciopera il “Movimento dei Forconi” il Journal - ‎9 ore fa‎ Il “Movimento dei Forconi” con “Forza d’urto” hanno indetto il fermo di tutto il settore agro-alimentare siciliano per cercare di lanciare un ultimo SOS e “vedere l’effetto oche fa” sperando anche di sollecitare una risposta politica concreta. [...]

  7. Dobbiamo scioperare…io sono disposta a chiudere il mio negozio anche per una settimana… Non è un film,non dobbiamo star seduti comodi a guardare mentre ci agnentano…abbiamo l’arma piu potente…internet…

  8. Autonomia speciale

    L’Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione che fu concessa il 15 maggio 1946 alla Sicilia da re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che la ha dotata di una ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria.
    Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell’isola), su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale[1]. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.

    Per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia resta nell’isola. Ai sensi degli articoli 36 e seguenti del proprio Statuto (Legge Costituzionale n.2 del 26 febbraio 1948), la Regione siciliana è dotata di completa autonomia finanziaria e fiscale.

    Alcune prerogative statutarie non sono a oggi applicate, in quanto mancano le corrisponendenti Norme di attuazione dello Statuto che devono essere emanate dalla Commissione paritetica Stato Regione[2]
    L’organo legislativo è composto dall’Assemblea regionale siciliana, quello esecutivo dal Presidente della Regione e dalla Giunta di Governo, composta da 12 assessori regionali, che dal 2001 possono anche non essere deputati (così si chiamano, unici in Italia secondo la Consulta, i consiglieri regionali in Sicilia). Dal 25 maggio 1947 ad oggi si sono susseguite XV legislature, inizialmente della durata di quadriennale, mentre dal 1971 è quinquennale. L’Assemblea si compone di novanta deputati eletti a suffragio universale diretto dagli elettori siciliani ogni cinque anni. Dal 2001 il presidente della Regione non è più eletto dall’Assemblea Regionale Siciliana, ma direttamente dei cittadini. Il presidente del 57° governo della Regione, eletto il 14 aprile 2008, è Raffaele Lombardo.

    Originariamente lo Statuto prevedeva anche una Alta Corte con poteri giurisdizionali, che giudicava della costituzionalità delle leggi regionali e delle leggi e dei regolamenti dello Stato nei confronti delle norme dello Statuto e limitatamente alla loro applicazione sul territorio siciliano, ma nel 1957 la Corte Costituzionale la dichiarò decaduta e le competenze assorbite dalla stessa[3].

    In Sicilia, inoltre vi è il CGA (Consiglio di giustizia amministrativa[4]) che nell’isola ricopre le funzioni del Consiglio di Stato, oltre a delle sezioni autonome della Corte dei Conti, giurisdizionali e di appello.
    L’Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l’idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d’America. Padri dell’Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell’Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio.

    Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine “pattizia” (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano ed la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto. Statuto che fu emanato con regio decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948)[5], e diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana, prima fra le 5 regioni a statuto speciale. Le prime elezioni per l’Assemblea regionale siciliana si svolsero il 30 aprile 1947, e il 25 maggio 1947 ci fu la prima seduta parlamentare. Fino al 1970 (data di nascita dei Consigli delle regioni ordinarie) è stata l’assemblea legislativa italiana più importante per poteri e numero di abitanti amministrati, dopo le due Camere.

    La storia politica di sessant’anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di “Laboratorio politico”, e altri più bui. Da alcuni anni l’autonomia siciliana è stata rilanciata con forza dall’attuale presidente Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia (MPA).

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