Plasmon, Barilla e le campagne comparative
Di Redazione • 20 gen, 2012 • Categoria: Star beneUna sentenza del Tribunale di Milano ordina alla Plasmon di cessare la sua campagna comparativa nei confronti dei "Piccolini" di Barilla. E l'Italia fa di nuovo dei passi indietri nel settore della comunicazione pubblicitaria.
Alcuni giudici, in Italia, sembrano più preoccupati di seguire alla lettera leggi un po vecchiotte che cercare di capire i contenuti di una pubblicità comparativa che era pensata per portare informazione ai consumatori. Si, pubblicità comparativa come avviene da tempo in Usa, ad esempio. Quando cioè si confronta un prodotto o una confezione, con un altro per indicarne punti di forza o debolezza a tutto vantaggio di chi dovrà scegliere dallo scaffale.
Ed invece il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza che va contro la corretta informazione, contro il desiderio di un’ Azienda, la Plasmon, che vuole difendere la sua storia e la sua tradizione di partner delle mamme italiane.
In pratica boccia la campagna comparativa che indicava differenze e criticità dei “Piccolini” Barilla. Una pasta prodotta con materie prime che non rispondono in pieno alle severissime norme alimentari per l’infazia ( 0-3 anni). E la Plasmon risponde
Plasmon nell’apprendere la decisione del Tribunale di Milano in relazione alla contestata pubblicità comparativa diretta con Barilla comunica che, pur non condividendo i contenuti e le motivazioni della decisione, si atterrà strettamente al disposto.
Fa presente che la decisione del Tribunale contrasta con quella del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria del 20.12.2011 che aveva accertato la legittimità della comparazione dei prodotti Plasmon con quelli Barilla, intervenendo soltanto su singole modalità espressive.
Ricordate ? Eravamo a Dicembre e la Plasmon aveva lanciato una campagna d’informazionee come scrivevamo in quei giorni dopo aver parlato con l’Avvocato Cartolari
La posizione della Plasmon è chiara e precisa e non cambierà di una virgola, come è stato confermato anche da Antonio Maria Cartolari, direttore della comunicazione Plasmon, al Journal. A suo parere infatti:
“Il mercato è ben regolamentato, ma spesso non viene capito dai consumatori proprio a causa di campagne pubblicitarie che “giocando” tra parole e immagini porta il consumatore a non afferrare con chiarezza le differenze. Occorre educare e rendere ben riconoscibile il marchio da tutti i punti di vista. Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto……,
Cartolari è anche concorde nel ritenere che queste operazioni di comparazione, oltre agli interventi dell’Antitrust (celebre quello recente ai danni di Galbusera), sono il mezzo più utile per riportare l’ordine, non c’è bisogno di altro.Il problema principale risiede soprattutto nel campo nutrizionale: non è esagerato affermare che i “Piccolini” potrebbero essere dannosi per la salute dei più piccoli. Ed è per questo che esistono norme e leggi e comportamenti per ogni età di consumo come ricordato più volte dalla Plasmon. La qualità, dunque, deve essere imprescindibile quando si tratta di determinati soggetti. La Barilla si è difesa ricordando che da ben 135 anni le famiglie italiane le danno fiducia, anche e soprattutto per i continui controlli e test: tutto vero, ma ci si aspettava un’altra reazione da una multinazionale così affermata. Nessuno ha messo in dubbio la qualità dei prodotti Barilla per la famiglia italiana. Si è voluto specificare con forza la differenza tra prodotti per adulti e quelli per l’infanzia. E forse, un modo troppo disinvolto di affrontare la comunicazione pubblicitaria in un settore, come l’alimentazione dove vigono norme e criteri severi e dove piuttosto che “confondere” il consumatore bisogna aiutarlo a fare scelte consapevoli.
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[...] capire qualcosa di più sull’accaduto c’è un interessante approfondimento su iljournal.it e uno su loradellapappa.it. Se avete la curiosità di leggere la sentenza del tribunale, potete [...]