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Pericoli mortali ma non solo per la Lega

Di mario pinzauti • 06 apr, 2012 • Categoria: Opinioni


Subito dopo il cataclisma che ieri ha sconvolto la Lega, costringendo alle dimissioni il padre padrone Umberto Bossi, molti, tra gli osservatori politici, si sono chiesti se per quel movimento non stia suonando la campana. Ma non pochi, tra costoro, sono andati oltre. Arrivando a usare questa espressione ripresa da un famoso romanzo di Hemingway anche per altre forze politiche, chiedendosi cioè se la campana non stia per suonare pure per gran parte, o quasi, dei partiti italiani.

Vedremo dai risultati delle elezioni amministrative del 6 maggio, da cui ci separa soltanto un mese, se quest’ipotesi ha serio fondamento e se dunque la crisi della Lega sta dando o no un colpo di acceleratore all’espandersi e al generalizzarsi di una crisi che comunque non è cominciata ieri a Milano, in via Bellerio. Essa ha avuto infatti notevoli precedenti, come la vicenda del senatore Lusi, l’ex tesoriere della Margherita che spendeva e spandeva per gli agi personali propri e della propria famiglia quanto, il suo partito, riceveva da fondi pubblici per rimborsi elettorali. E com’è avvenuto per tanto altro, ad esempio la resistenza dei parlamentari ad accettare di dividere, con modeste riduzioni retributive, i sacrifici imposti agli altri cittadini e il rifiuto di alcuni ex Presidenti delle due Camere a rinunciare ai costosi benefici (prestigiosi studi,consistenti staff, macchine di servizio) di cui continuano a usufruire anche parecchi anni dopo la fine dei loro mandati.

La trasformazione della Lega che si autodefini dei duri e puri in movimento che, secondo la sintesi vignettica di Giannelli del “Corriere della sera”, ha ora come simbolo l’euro, dunque è ora probabilmente vista con orrore e disgusto non solo dai suoi non pochi elettori ma anche da cittadini di altre tendenze politiche: ai quali purtroppo non mancano elementi sufficienti per considerare la caduta dell’immagine di Boss e del suo partito come parte di un fenomeno sempre più diffuso di cadute dell’immagine di tutti o quasi gli altri leader e partiti . Dei quali si stanno scoprendo ,uno dopo l’altro,gli scheletri rimasti per lungo tempo nascosti negli armadi.

Ecco perché molti osservatori della politica non pensano né scrivono a vanvera quando paventano il rischio di un generalizzato suono di campane che potrebbero essere sentito,alto e forte, quando,il 6 maggio,dieci milioni di elettori andranno a votare per le amministrative.Ed ecco perché qualche leader politico finalmente si muove per deviare o frenare il corso della corrente.Come ha fatto Bersani che,mentre le agenzie e le edizioni straordinarie dei tg e dei notiziari internet diffondevano la notizia delle dimissioni di Bossi, ieri ha proposto ai segretari del pdl e del Terzo Polo-che hanno dato subito un consenso di massima-un’iniziativa legislativa per rendere possibili seri,efficienti controlli sui bilanci dei partiti e impedire così,tra l’altro,che i milioni e miliardi messi a disposizione per i rimborsi elettorali siano impiegati per investimenti in Tanzania,ristrutturazione di dimore a Gemonio,acquisto di auto extrralusso per i rampolli dei capi e simili.Speriamo che siano davvero rose.E che fioriscano presto.


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