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Padri padroni e vecchi partiti

Di Redazione • 27 apr, 2012 • Categoria: Media

Un sistema dei partiti in profonda crisi cerca di correre ai ripari, ma sempre in modo goffo e tardivo. Mentre sempre di più si sono affermati singoli uomini padroni di un partito che, senza di loro, magari non esisterebbe. Tutti però alla ricerca del modo per riprendere in mano le redini della partita.



Dove va la politica ? Ah, saperlo ! in un momento in cui la confusione regna sovrana, gli unici che ancora raccolgono qualche consenso sono i padri padroni del proprio partito: Bossi ( anche se molto ammaccato), Vendola, Di Pietro, Pannella ( si certo ancora lui e sempre lui) ed infine Beppe Grillo ( che ormai non si sa più come definirlo anche se i “suoi” grillini lo considerano più come un “megafono del movimento” che non un dirigente politico. Enrico Galli della Loggia sul Corriere.it analizza le formazioni politiche, gli umori della gente e arriva a delle conclusioni ( sconfortanti)

I vecchi partiti, invece, se ne stanno più o meno tutti nascosti al coperto dietro Monti e Napolitano. Sentono che il futuro non è tanto nelle proprie mani, non dipende tanto dai loro tentativi più o meno credibili di «cambiare» (quasi sempre fuori tempo massimo), quanto piuttosto da ciò che succederà in tre ambiti cruciali, ormai, però, pressoché fuori dalla portata di ogni loro eventuale intervento modificatore: la dimensione dell’astensionismo, la misura del successo delle formazioni dell’antipolitica, infine ciò che deciderà Monti circa il proprio destino politico.

La realtà ultima del nostro sistema politico è questa. Con una precisa chiave di lettura che si impone su ogni altra: la forte tendenza alla personalizzazione leaderistica. Tendenza che percorre come un filo rosso l’intera crisi della Repubblica in corso da vent’anni; che si afferma irresistibilmente tanto nella politica che nelle istituzioni; che è conforme ai tempi e all’esempio delle altre maggiori democrazie; che è assecondata dal consenso di quote ormai maggioritarie dell’opinione pubblica. Ma che invece fa a pugni con i più radicati pregiudizi sia della nostra cultura partitica tradizionale, tutta imbevuta di un finto parlamentarismo, sia di quella della maggior parte dei costituzionalisti i quali, ideologizzati non poco e attratti dal miraggio di un sempre possibile ingresso alla Consulta, si sono sempre mantenuti su posizioni di rigido conservatorismo.

Accade così che mentre una larga maggioranza di italiani esprime la propria fiducia nell’orientamento decisionista a forte caratura personale rappresentato dalla coppia Monti-Napolitano; mentre la massima parte della protesta contro le degenerazioni del sistema politico si aggrega anch’essa intorno a figure individuali di leader; mentre tutto questo avviene, i vecchi partiti, invece, si mostrino assolutamente sordi alla voce dell’opinione pubblica. La nuova legge elettorale a cui stanno pensando in maggioranza i partiti, infatti, ripercorre con qualche correzione le vie del vecchio proporzionalismo, lasciando quello italiano tra i pochissimi elettorati europei destinati a non sapere, la sera delle elezioni, chi li governerà a partire dall’indomani.

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