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Nessuno osi toccare la Rai

Di luca ajroldi • 15 mar, 2012 • Categoria: Post Scriptum


Nessuno osi toccare la Rai, così com’è, ingovernabile, preda degli appetiti spartitori, prateria per appalti e assunzioni. Anche Mario Monti ora comincia a capire che a far morire precocemente il suo Governo non sarà lo spead, il prezzo della benzina con i suoi rincari quotidiani, i tre milioni di disoccupati o il mitizzato art.18 ma il “vulcano” Rai. Ormai i giochi sono arrivati allo scoperto. Alfano ha ricevuto ordini precisi dal suo datore di lavoro: chi tocca la Rai, muore ( politicamente s’intende).

Toccare la legge Gasparri è come toccare Mediaset e questo non è consentito a nessuno. Prima Alfano, poi Frattini, tutto lo stato maggiore Mediaset sostiene in coro che rivedere la legge Gasparri non è una priorità. L’argomento ufficiale, il governo si occupi di economia e ci porti fuori dalla crisi. Come se il Governo fosse a tema, come se il Governo non avesse ricevuto la fiducia politica dal parlamento. Insomma una ridicola giustificazione tanto per intorbidare le acque.

La verità è che toccare la Rai, significa toccare Mediaset. Rendere remunerativa l’asta delle frequenze tv, cambiare i criteri di nomina del cda, influenzerebbe necessariamente i destini di Mediaset, che per la prima volta deve affrontare una congiuntura pesante. Che minaccia ricavi e fa usare ai vertici minacciose parole come licenziamenti e posti di lavoro.

La Rai è diventata, dal 1994 ad oggi, un feudo del centro destra con qualche piccola riserva indiana tenuta sotto controllo come Rainews e Rai3. Tutto il resto è in altre mani. Ma non solo. Quando Mediaset ha bisogno di qualche risorsa la prende dalla Rai. Quando ha bisogno di sistemare risorse di cui si vuole disfare le fa assumere dalla Rai. Non per niente l’Azienda di Viale Mazzini, che è stata la prima azienda culturale di questo paese, ora viene chiamata Raiset.

Mi piacerebbe sapere se c’è ancora qualcuno che alle parole “conflitto d’interessi”, scuote le spalle e minimizza.
Berlusconi è fuori dal Governo ma ha ancora in piedi un partito personale fatto di nominati che fremono ma ubbidiscono e ha un forte controllo su gran parte dell’informazione tv italiana. La7 e Sky sono assolutamente marginali nella formazione del consenso nell’opinione pubblica.

Quando un paese basa la sua principale fonte d’informazione nella tv ( 15 milioni) le vendite dei quotidiani sono ridicole ( La Stampa, il Corriere e Repubblica arrivano insieme a malapena ai 2 milioni) l’informazione su internet sarà anche in tempo reale ma è misurabile in centinaia di migliaia e non di più, è evidente che avere il controllo di Mediaset per proprietà e indirettamente sulla Rai è un privilegio che non si vuole assolutamente mollare specie con le amministrative ad un passo e le politiche tra appena un anno.

Ecco, questo è il punto. Tutto il ragionamento non prevede l’interesse del paese, il canone, il servizio pubblico, il modello BBC.
Se il canone è la tassa più odiata e più evasa dai cittadini italiani ci sono solo due modi per recuperarla: un controllo della finanza in ogni abitazione o ridare ai cittadini l’orgoglio di una televisione pubblica. Tertium non datur.


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