Ma sta arrivando “Partitopoli”?
Di lucandrea massaro • 09 feb, 2012 • Categoria: PoliticaTra una settimana saranno vent'anni dall'inizio di "Mani pulite", ma in tutta questa Seconda Repubblica non sembra essere cambiato molto il rapporto disinvolto tra politica e denaro.
Nelle scorse settimane si sono susseguite alcune notizie riguardanti il modo in cui i partiti gestivano la propria (lauta) cassa. Il primo segnale è venuto dalla Lega, con la notiza – quasi più di gossip che di cronaca parlamentare – sugli investimenti del Carroccio in Tanzania. L’ira della base era prevedibile, subito rassicurazioni, l’imbarazzo di Bossi, gli sfoghi su Radio Padania. Sembrava finita lì. Poi lo scandalo – quello si – e il peso di quell’ammanco da Prima Repubblica, Lusi, la Margherita e 13 milioni che mancano all’appello e quel sibillino “mi assumo la responsabilità di tutto e di tutti”, e infine (sicuri?) ieri la notizia su 26 milioni di euro spariti dai conti della vecchia Alleanza Nazionale. Due su tre di quei partiti non siedono (formalmente) in parlamento eppure hanno accesso ai rimborsi elettorali per via di una legge che si può definire perversa.
Contemporaneamente si votava in parlamento un emendamento (quello del leghista Pini) che per molti è stato un attacco alla Magistratura, ma che (complice il voto segreto) ha coinvolto un po’ tutti: PDL, Lega, Radicali e almeno 40 parlamentari tra PD e UDC. Qualcosa non torna, l’emendamento dice che – se al Senato non si trova una quadra – i magistrati che sbagliano pagano in solido, cioè di tasca propria. Un vulnus alla loro autonomia. Un colpo preventivo? Si vedrà al Senato.
Va chiarito subito che non stiamo necessariamente parlando di qualcosa che abbia rilevanza penale (tranne il caso Lusi è ovvio). Eventualmente qui si parla di una questione di moralità politica, vale a dire sul modo con cui si conduce la propria attività attraverso i denari pubblici, il lavoro dei militanti e le donazioni. Attiene dunque al tipo di classe dirigente che ha l’Italia, a quella che ha ancora anche a causa dell’assenza di ricambio.
Ora però la questione lambisce un po’ tutti, compreso il PD se è vero che alcuni dei denari mancanti dal conto della Margherita sono finiti nei forzieri del nascente partito, si ipotizza una cifra attorno ai 3 milioni di euro per attività di sostegno ai “congressi” e “alle campagne elettorali”.
La domanda è lecita: cosa succede dopo la parentesi del Governo Monti, quando si andrà alle urne (quale che sia la legge elettorale), a chi sarà possibile dare in mano le chiavi della stanza dei bottoni?



