L’inflazione gonfiata dal settore alimentare
Di Simone Ricci • 01 mag, 2012 • Categoria: ConsumiL'inflazione al 3,3% mette in allarme Federconsumatori e Adusbef: il contributo più alto è stato fornito dal settore alimentare
Federconsumatori e Adusbef, le due associazioni dei consumatori che sono abituate a intraprendere sempre insieme le loro battaglie, hanno messo in luce tutti i risvolti negativi che si celano dietro l’attuale tasso di inflazione: la crescita dei prezzi al consumo non può che essere letta in maniera preoccupante.
In effetti, l’ultimo dato disponibile, quello del mese di aprile, parla chiaramente di un 3,3% che provoca danni a non finire. In particolare, il tasso relativo al “carrello della spesa” si sta avvicinando troppo velocemente ai cinque punti percentuali, un rincaro che secondo le associazioni non ha alcuna giustificazione. Tra l’altro, i principali prezzi agricoli sono addirittura diminuiti (come appurato dall’Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), quindi non si capisce il motivo per cui a fronte di questo ribasso vi siano continue stangate contro i consumatori.
Situazioni del genere non possono che essere definite con un solo nome: speculazione. La certezza si ottiene dal calo evidente fatto registrare dai consumi alimentari (-4,8% nel 2011 per la precisione), quindi non si stanno monitorando nella maniera corretta tutti i prezzi e le tariffe, uno svantaggio pesante per le tasche dei cittadini.
Il calcolo di Federconsumatori e Adusbef parla chiaro: il nuovo aggravio economico per le famiglie sarà pari a 1.334 euro l’anno, di cui oltre duecento si riferiscono proprio al comparto alimentare, mentre non sono presi in considerazione gli aumenti delle tasse. Ma non esiste proprio nessun rimedio in tal senso?
I suggerimenti delle associazioni in questione sono precisi: anzitutto, è opportuno controllare con la massima attenzione tutte le filiere, in modo da scovare qualsiasi speculazione, ma occorre anche diminuire la tassazione dei carburanti, rilanciare l’economia in modo concreto e scongiurare a tutti i costi che fra qualche mese l’Iva salga fino al 23%.



