Le mutilazioni genitali femminili anche in Italia
Di teresa manuzzi • 06 feb, 2012 • Categoria: Mondo
Oggi in tutto il mondo si celebra la “giornata internazionale della tolleranza zero nei confronti delle mutilazioni genitali femminili”. E se la giornata viene celebrata in Europa, e in tutto l’occidente, deve esserci un motivo, infatti nonostante l’istituzione di leggi che vietano queste pratiche (in Italia con la legge n.7 del 2006 vieta la mutilazione) ci sono ancora “studi medici” illegali e clandestini che operano bambine e ragazze di famiglie immigrate.
Cosa vuol dire mutilazione genitale? In realtà le mutilazioni femminili, oltre a provocare dolore al momento dell’operazione segnano a vita le donne costringendole a vivere ogni rapporto sessuale come un’esperienza estremamente dolorosa.
Solitamente la mutilazione si compie alle bambine con meno di 10 anni o ragazzine sino a 14 anni, le pratiche sono diverse, tutte molto crude e vorrebbero far mantenere “intatta” la purezza della futura donna.
Le mutilazioni sono di tre tipi: taglio del clitoride, asportazione delle piccole labbra, oppure l’infibulazione che ha come scopo il restringimento dell’orifizio vaginale.
Le leggi approvate nel Regno Unito,in Svezia, in Italia e in Francia non sono riuscite a eliminare il problema. Le famiglie, quando non si rivolgono a studi medici clandestini, inviano nei paesi d’origine le proprie figlie esclusivamente per farle sottoporre a queste atroci operazioni che secondo la credenza è il modo per rendele “l’idonee ad andare in sposa”.
L’Unione Europea inoltre non ha portato avanti una condotta comune per combattere queste vere e proprie sevizie. Christine Loudes, direttrice della Campagna europea END FGM promossa da Amnesty International, ha dichiarato: “È la prova che la legge non è la chiave che chiude tutte le porte a questa violazione dei diritti umani. L’Unione europea dovrebbe adottare un approccio complessivo che coinvolga le comunità interessate, per garantire che le bambine siano protette e le loro famiglie non siano colpite dallo stigma”
Oltre alle leggi e ai divieti occorre mettere in campo, da parte dell’UE una cultura differente e far comprendere alle famiglie immigrate e alle seconde generazioni che la purezza di una donna non dipende da una cucitura o da un’asportazione.



