L’arte universale di Ketih Haring
Di Redazione • 04 mag, 2012 • Categoria: MondoE' stato uno dei disegnatori più abili e geniali del secolo scorso, un vero maestro del graffitismo moderno che ha lasciato i segni del suo passaggio in tutto il mondo, comprese Roma, Milano, Pisa e l'Irpinia
“L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare” diceva l’artista e writer statunitense Keith Haring di cui oggi si ricorda l’anniversario della nascita, il 4 maggio del 1958. E’ stato uno degli esponenti più singolari del graffitismo di frontiera. I suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della New York degli anni Ottanta. I suoi omini sitilizzati che si muovo, quelli a cui Google oggi rende omaggio nella sua home page lo hanno reso famoso a tutte le generazioni.
Ha dipinto murales a Sydney, Melbourne, Rio de Janeiro, Dobbs Ferry, Minneapolis e Manhattan. Ha creato una animazione pubblicitaria della durata di sessanta secondi per i magazzini Big di Zurigo in Svizzera; ha disegnato graffiti soprattutto nelle stazioni della metropolitana e la sua pop-art è stata così apprezzata dai giovani, che i suoi lavori sono stati spesso rubati dalla loro collocazione originaria e venduti a musei.E pensare che a causa della sua arte preferita, quella di “graffitaro” è stato più volte arrestato.
Nel 1980, insieme ad Andy Warhol ha partecipato alla rassegna artistica Terrae Motus in favore dei bambini terremotati dell’Irpinia. Ha occupato inoltre un palazzo in Times Square realizzando la mostra Times Square Show.
Haring è stato anche per l’Italia. Nel 1982 dipinse uno zoccolo del Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il graffito fu però cancellato 10 anni dopo, nel 1992, in occasione della visita di Michail Gorbaciov. Sempre nella Capitale, l’artista newyorkese realizzò un graffito 6×2 metri nella metropolitana di Roma, sulla linea A nel tratto Flaminio-Lepanto, sulle pareti trasparenti del ponte Pietro Nenni. Anche questo graffito è stato eliminato nel 2001.
Nel 1985 Haring ha invece dipinto gli interni del negozio Fiorucci a Milano. Elio Fiorucci, in un’intervista al mensile Stilearte, ha raccontato di aver invitato l’artista “stregato dalla sua capacità di elevare l’estemporaneità ai gradini più alti dell’arte”. “Lavorando per un giorno e una notte”, diede corpo a un “ happening no stop”. “I suoi segni invasero ogni cosa – ricorda l’imprenditore italiano – le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr’ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni…”. In seguito, i murales sono tolti da lì e venduti all’asta dalla galleria parigina Binoche.
Haring è morto a 31 anni il 16 febbraio del 1990, a causa delle conseguenze dell’AIDS che i medici gli avevano diagnosticato un anno prima.















