Le torture con cui lo Stato sconfisse le BR
Di Redazione • 10 feb, 2012 • Categoria: ItaliaStanno emergendo delle nuove verità in merito ai metodi con i quali lo Stato italiano ebbe ragione del movimento delle Brigate Rosse; anche la tortura di alcuni brigatisti fece parte della strategia della lotta alla banda armata che fece decine di morti negli anni di piombo
La storia, quella con la S maiuscola svela sempre i suoi misteri. O quasi. Già negli anni immediatamente successivi a quelli cosiddetti di piomobo, alcuni esponenti delle Brigate Rosse, denunciarono lo Stato Italiano per le torture che secondo lore avrebbero ricevuto alcuni esponenti detenuti in carcere per far loro confessare misfatti ed informazioni utili allo smantellamento dell’organizzazione criminale.
Molti di coloro che fecero queste denunce furo a loro volta condannati per aved etto il falso. Ma adesso qualcosa comincia ad emergere e sembra avere una forma molto diversa da quel “falso”. La prime verità “diverse” sono venute fuori dal libro di Nicola Rao “Colpo al cuore” uscito all’inizio di ottobre del 2011 nel quale si racconta da un altro punto di vista la storia delle BR con alcune testimonianze anche sulle torture alle quali furono sottoposti alcuni brigatisti coinvolti nel sequestro del generale americano James Lee Dozier del 1981.
Poi c’è stato un servizio della trasmissione Rai “Chi lha visto” nella quale sono state raccolte le testimonianze di Enrico Triaca, brigatista, e Salvatore Genova, funzionario dell’allora Ugicos (la polizia di prevenzione). Tutto ruota intorno al nome del Prof.De Tormentis, un nome d’arte, che comandava una squadra di poliziotti addetti alle torture degli appartenenti alle Br. Il cui vero nome è stato svelato, è Nicola Ciocia, da Fulvio Bufi in un articolo sul Corriere della Sera di oggi.




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