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La morte di Pio La Torre, 30 anni fa

Di eduardo lubrano • 30 apr, 2012 • Categoria: Cultura

Nella sua storia la Sicilia ha visto cadere per mano della mafia alcuni degli uomini più impegnati a combattere il fenomeno di Cosa Nostra. Tra questo Pio La Torre a cui si devono due leggi di particolare importanza.



Ieri a Roma si è corsa la Roma Appia Run, una gara podistica che oltre all’aspetto sportivo aveva un risvolto sociale di grande importanza. Il legame con l’Associazione Libera ha infatti permesso agli organizzatori della corsa di ricordare che il 30 aprile di trenta anni fa a Palermo la mafia uccideva Pio La Torre, politico siciliano, impegnato nella lotta a Cosa Nostra e fautore di una proposta di legge di cui proprio Libera oggi è il miglior interprete. Insieme a lui quella mattina alle 9.30 fu ucciso anche Rosario Di Salvo, amico, compagno di partito ed autista di La Torre.

Perché Pio La Torre, all’epoca della sua morte segretario del Partito Comunista siciliano, fu tra il promotore di due leggi di grande importanza per arginare il potere mafioso. La prima fu quella che insieme a Rognoni, e che prese il nome appunto di legge Rognoni-La Torre, che toglieva i reati di stampo mafioso da quello di reato di associazione a delinquere e lo faceva diventare una fattispecie a parte : “associazione mafiosa“, inserita nel Codice Penale all’articolo 416 bis.

La seconda iniziativa di La Torre fu quella per fare in modo che i beni dei mafiosi condannati in via definitiva venissero confiscati dallo Stato e destinati, in caso di proprietà terriere o immobiliari, ad attività legali. La legge, grazie anche all’impegno di Libera passò nel 1996 ed è segnata Legge 109/96.

Ma l’altra grande battaglia di La Torre era contro la militarizzazione della Sicilia: raccolse un milione di forme per appoggiare una petizione al governo contro la costruzione della base missilistica Nato a Comiso.

Nel 1991 il tribunale di Palermo rinviò a giudizio nove boss della cupola mafiosa, ma solo nel 1992 un pentito di mafia, Leonardo Messina, disse che l’ordine di uccidere La Torre era arrivato dal cosiddetto “capo dei capi”, Totò Riina, che non gradiva proprio le proposte del parlamentare siciliano per la confisca dei beni dei mafiosi.


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