La Cina controlla il suo inquinamento
Di Redazione • 28 gen, 2012 • Categoria: EcologiaGrazie all'attività clandestina di alcuni attivisti ambientalisti cinesi, il governo cinese è stato costretto ad invertire la sua politica di controllo e diffusione dei dati sull'inquinamento dell'aria nelle città
Nel maggio dello scorso anno, un po’ clandestinamente, alcuni ambientalisti cinesi hanno investito circa 4 mila dollari nell’acquisto di alcuni monitor per tenere sotto controllo la qualità dell’aria in determinate zone dello sconfinato paese asiatico. L’azione è cominciata a Shangai e poi si è diffusa a Guangzhou e Wenzhou dove gli attivisti hanno dato 50 dollari al giorno ad alcuni volontari per diffondere via internet i dati sull’inquinamento sulle zone monitorate.
Lo sviluppo di questa rete di controllo dell’aria in Cina è stato così rapido ed importante che neanche il governo di Pechino, in genere molto attento a soffocare qualunque forma di attività al di fuori del suo controllo ha potuto soffocarlo ed alla fine ha dovuto cedere ed oggi alcune crepe nel muro di silenzi e bugie sull’inquinamento in Cina si sono aperte.
I funzionari del governo cinese per anni hanno infatti sostenuto che la qualità dell’aria nel paese stava migliorando di anno in anno, al punto da arrivare ad affermare che i 274 giorni di cielo blu nel 2011 sarebbero stati una statistica che si sarebbe ripetuta per molto tempo nel futuro.
Ma di fronte ai dati emersi dalla diffusione delle ricerche degli ambientalisti diffusi su internet la propaganda ufficiale sta crollando ed il governo ha ammesso che al più presto verrà attivata una politica di controllo sulle polveri sottili in 30 città importanti della Cina, seguite da altre 80. Inoltre lo stesso governo ha anche detto che verranno fissati nuovi limiti di sicurezza più rigidi proprio sulle questioni dell’inquinamento. Addirittura a Pechino sono entrate in funzioni delle nuove stazioni di monitoraggio dell’aria, la dove tutti ricordano le terribili immagini diffuse durante le Olimpiadi del 2008 dove raramente si vedeva il sole.
Le polveri fini, causate dalla polvere o dalle emissioni dei veicoli, dalla combustione del carbone nelle fabbriche e nei cantieri edili, sono tra le più pericolose perché penetrano facilmente nei polmoni ed entrano nel flusso sanguigno. L’esposizione cronica aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e del cancro dei polmoni. Il governo cinese ha monitorato i livelli di esposizione in 20 città ed in 14 altri siti, negli ultimi cinque anni, ma ha mantenuto il segreto dei dati.
Ha anche cercato 18 mesi fa, di mettere a tacere l’ambasciata americana a Pechino, sostenendo che i funzionari americani avevano insultato il governo cinese inviando le sue letture dell’inquinamento via Twitter. Un funzionario del ministero degli Esteri cinese aveva ammonito che la diffusione di dati poteva portare a “conseguenze sociali” in Cina e ha chiesto all’ambasciata di limitare l’accesso a queste informazioni. L’ambasciata americana si era rifiutata di collaborare ed ora i cittadini cinesi possono tradurre quei e diffonderli.



