Internet rimane libero anche negli Usa
Di alessandra modica • 21 gen, 2012 • Categoria: Internet
Dopo le numerose azioni di protesta sul web, il blackout della rete per 48 ore il 18 gennaio, e il crackdown contro Megaupload, il Congresso americano ha cambiato idea sul copyright e ha rinviato sine die la votazione sui due provvedimenti noti come Sopa (Stop online piracy act) e Pipa (Protect IP act). I politici statunitensi hanno dovuto ammettere che la discussione sui diritti d’autore su internet non è ancora conclusa, e così nel giro di 24 ore la maggioranza dei deputati è passata da favorevole a contraria al provvedimento.
Già il 14 gennaio scorso c’erano stati i primi tentennamenti, quando il presidente degli Usa, Barack Obama, aveva espresso i suoi dubbi riguardo alle norme relative al blocco dei Dns, promettendone per lo meno una revisione. Nel frattempo sono arrivate le critiche dai siti e dagli utenti di internet, e soprattutto dai candidati repubblicani alle presidenziali del 2012. In particolare, Newt Gingrich, durante un dibattito mandato in onda dalla Cnn, si è dichiarato a fianco di “grandi nomi della rete, come Google, youtube, facebook, giustamente preoccupati dalle nuove norme”. Così si è scagliato contro la censura preventiva di internet, specialmente se fatta per tutelare soltanto alcune “grandi società e alcuni interessi economici”. Secondo il candidato repubblicano, infatti, la legislatura vigente e il sistema dei brevetti sono già più che sufficienti a controllare che non vi siano violazioni del copyright, come dimostrato dal caso Megaupload.
Dunque il provvedimento è ritirato “fino a quando non ci sarà un accordo più ampio su una soluzione al problema della pirateria informatica e dei ladri stranieri che rubano e vendono invenzioni e prodotti americani”, come affermato tramite l’agenzia di stampa Reuters la democratica repubblicana Lamar Smith, promotore del Sopa.
Forse è presto per entusiasmarsi, visto che l’industria musicale, cinematografica e farmaceutica è a favore dell’approvazione di provvedimenti più restrittivi per la protezione dei diritti d’autore su internet. Ma per ora sembra che nessun politico voglia assumersi la responsabilità di leggi non ben accette dall’opinione pubblica. D’altronde siamo in campagna elettorale.




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