Il punto sulla protesta “dei forconi”
Di alessandra modica • 20 gen, 2012 • Categoria: Italia
Termina oggi a mezzanotte, almeno in parte, lo sciopero spontaneo degli autotrasportatori in Sicilia. Lo ha affermato ieri il presidente dell’Aias, Giuseppe Richici, dopo un incontro tra il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, e i rappresentanti del movimento Forza d’urto. L’Aitras, l’Assotrasport, l’Assiotrat e i consorzi di Trapani, Palermo e Catania riporteranno i mezzi nei propri piazzali, lasciando i presidi e i punti di sensibilizzazione, in quanto i cinque giorni consentiti consentiti dalla legge che regolamenta gli scioperi degli autotrasportatori scadono. Vanno avanti il Movimento dei Forconi e quello dei pescatori, scesi per le strade assieme ad agricoltori, commercianti, artigiani, studenti.
Intanto Lombardo, che dapprima aveva semplicemente dichiarato che “questa situazione è frutto dell’azione del Governo, per la quale non può far nulla”, ha promesso di “intervenire per ottenere delle agevolazioni per le categorie da parte della Serit e di Crias (l’ente controllato dalla Regione, per la quale è stata già approvata una delibera che autorizza 76 richieste di finanziamento, per un totale 2,46 milioni di euro dei 15 destinati a finanziare crediti di esercizio e aiuti per gli investimenti) e sul piano legislativo, con un disegno di legge apposito sul commercio. Inoltre il presidente della Regione ha chiesto ufficialmente un incontro al Primo ministro Mario Monti, per discutere delle accise sulla benzina e del costo dei trasporti. E’ stato proprio l’eccessivo aumento del costo della benzina, infatti, a dare il via alla protesta. D’altronde in Sicilia il trasporto su ruote ha un’importanza fondamentale, vista anche la scarsa efficienza della rete ferroviaria e la quasi totale assenza di treni merci. Lo dimostra anche il fatto che dopo 4 giorni di sciopero l’isola è in ginocchio. 26 presìdi in 7 province, 160 camion fermi a Villa San Giovanni. Molti distributori di benzina non hanno più scorte di carburanti, e nei supermercati gli scaffali cominciano a svuotarsi, mentre la circolazione nelle arterie principali è rallentata o totalmente bloccata dagli agricoltori, pescatori e autotrasportatori che presidiano le strade e distribuiscono volantini. Il trasporto di beni di prima necessità, destinati a ospedali e carceri, è garantito, ma non basta se tutto il resto non funziona. Bloccati anche il mercato ortofrutticolo di Catania e il petrolchimico di Gela, al punto che l’Eni ha dichiarato che “c’è il rischio di un blocco improvviso e generale dello stabilimento”, visto che i turnisti non riescono a entrarvi.
Gli studenti siciliani si sono riuniti in un gruppo sui social network, ‘Studenti siciliani in lotta’, per partecipare in maniera attiva alle proteste.
Molti, e non necessariamente ingiustificati, gli allarmismi: si teme, infatti, che la criminalità organizzata possa approfittare della situazione di crisi, come già denunciato da Confindustria. Ieri sera, ai microfoni della trasmissione di Michele Santoro, ‘Servizio Pubblico‘, i protestanti hanno respinto queste accuse e chiesto al presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, di fare nomi e cognomi se ritiene davvero che tra i manifestanti si trovino personaggi di spicco della mafia siciliana. Il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, però, ha confermato ai giornalisti il rischio. “La cosa è della massima serietà e non va trascurata”. Affermazione che non è stata presa bene dai leader del Movimento dei forconi, che hanno cominciato da due giorni uno sciopero della fame. “La popolazione siciliana è ridotta in queste condizioni per colpa della classe politica, della burocrazia e della complicità dei sindacati e delle grandi industrie. La mafia non c’entra niente”.
Anche il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha espresso la sua preoccupazione. “In un contesto di territorio dove c’è una presenza della criminalità organizzata di tipo mafioso- ha dichiarato- è anche possibile una sua infiltrazione tra chi protesta però bisogna accertarlo perché non si può generalizzare”. Insomma, non bisogna sottovalutare il rischio di infiltrazioni, ma nemmeno la spontaneità della protesta e le richieste concrete che i manifestanti fanno.
Molte le denunce contro i movimenti in sciopero: ieri il Codacons ha istituito un comitato per le ‘vittime dello sciopero’, per avviare azioni legali al termine del blocco, da parte di chi, pur non scioperando, ha subito gravi danni economici da questa situazione.
Stamattina il governatore siciliano è tornato a parlare a Tgcom24, assumendosi qualche responsabilità. “Le rivendicazioni sono condivise e condivisibili e alcune sono relative alle nostre competenze. E per questo stiamo facendo il possibile. Per quanto riguarda il resto, ho chiesto al presidente del Consiglio un incontro, che credo ci sarà mercoledì mattina. Mi auguro – ha aggiunto – che il governo, a partire dal presidente del Consiglio, possa essere sensibile rispetto a certe problematiche che riguardano la Sicilia”.



