I reality show nel mondo arabo
Di Redazione • 19 mar, 2012 • Categoria: TelevisioniLa tv del “reale” nel mondo arabo ha avuto e sta avendo un ruolo importante nel colmare le distanze tra i generi, le sette religiose e le nazioni stesse
Oggi, grazie al diffondersi della televisione satellitare e dei social media, si sono moltiplicati i reality show trasmessi nel mondo arabo, a partire dal Medio Oriente fino a gran parte del Nord Africa. Alcuni sono solo imitazioni dei format occidentali, altri risultano una sorta di ibrido e altri ancora invece sono produzioni interamente pensate per la cultura araba. “Million’s Poet” è qualcosa a metà tra “Def Poetry Jam” e “Chi vuol essere milionario?”, dei giovani gareggiano, a suon di vincite in denaro, per decretare chi è il più talentuoso poeta nel cimentarsi con i versi della tradizione araba. L’idea di base comune a molti format, comunque, rimane quella di mettere insieme sunniti e sciiti, cristiani ed ebrei, ragazzi e ragazze dai 20 anni in su per dimostrare come, vivendo insieme e affrontando dinamiche comuni, riescano a superare le differenze e ad andare d’accordo. Cosa che dovrebbe accadere anche nei telespettatori che seguono lo show.
“I reality nel mondo arabo sono un affare molto grande perché stanno dimostrando che le persone comuni sono degne dell’attenzione di una star che forse solo un leader politico o religioso potrebbe ottenere” ha detto Joe Khalil , professore di Comunicazione alla Northwestern University del Qatar. Secondo Khalil , inoltre, sostiene che il pubblico dei reality show demograficamente rappresentata i giovani che hanno dato vita ai moti della primavera araba.
Il fatto che alcuni reality show riescano ad andare in onda per più di una stagione è spesso un fatto eccezionale dal momento che influenti leader islamici sostengono pubblicamente che avvelenano la purezza dell’Islam. Sheikh Abd al-Rahman al-Sudais, imam della Grande Moschea della Mecca, ad esempio, ha definito questi show “armi di distruzione di massa che uccidono i valori e le virtù.”
Alcuni infatti, come Salam Shabab che potrebbe essere tradotto con “Giovani della Pace” e realizzato in Kurdistan con storie provenienti da ragazzi iracheni, sono stati prodotti con il co fionanziamento di istitizioni americane.
La versione del “Grande Fratello”, “Al-ra’is”, in Bahrain è stata chiusa dopo pochi episodi per le violente proteste di piazza durante le quali veniva definito come una parte della strategia americana per conquistare il Medio Oriente corrompendo i cuori e le menti dei giovani arabi.
Quelli qui riportati sono soltanto alcuni esempi dei casi analizzati più compiutamente da Ashley Fantz della CNN
Effetto contrario
Un altro possibile effetto che i reality show possono generare è diametralmente opposto a quello iniziale di colmare le distanze. E’ stato osservato ad esempio che la versione araba di “American Idol”, “Arab Idol”, ha rischiato di accendere la rivalità tra stati: nell’ultima edizione, conclusasi pochi giorni fa, sono andati in finale una ragazza giordana, un iracheno e un libanese. All’avvicinarsi della finale il re Abdullah di Giordania ha chiesto a tutta la nazione di sostenere con il televoto la ragazza giordana promettendo che il governo avrebbe pagato il conto. La ragazza ha vinto, ed è stata accolta in patria come un’eroina. Questi episodi, ha detto Khalil, potrebbero favorire il risentimento e la rabbia tra le nazioni.



