Frattura sul fronte dei talebani?
Di Agostino Loffredi • 03 gen, 2012 • Categoria: Mondo
I talebani afghani hanno fatto sapere di aver raggiunto tra di loro un accordo preliminare per istituire un “ufficio politico”, preferibilmente in Qatar, da dove poter dialogare con la comunità internazionale sui processi necessari per porre fine alla decennale guerra in Afghanistan.
La decisione è stata comunicata dal portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ed è stata avallata dallo stesso presidente afghano Hamid Karzai. “Al fine di raggiungere una migliore comprensione con la comunità internazionale- ha detto Mujahid – abbiamo trovato un’intesa iniziale sulla necessità di avere un ufficio politico”
In questa direzione stanno spingendo anche Stati Uniti e la Germania, nella speranza che possa essere un modo per rilanciare i negoziati con i talebani. I colloqui si sono interrotti definitivamente nel settembre scorso con l’omicidio dell’ex presidente dell’Afghanistan Burhannudin Rabbani, che come capo del Consiglio di pace afghano era entrato in contatto con i rappresentati dei miliziani.
La costituzione di un ufficio politico dei talebani sarebbe, secondo gli esperti, un passo fondamentale verso i colloqui di pace, se non altro perché fornirebbe un indirizzo preciso di dove incontrare i negoziatori. Stabilire se ci si trovava di fronte realmente a un negoziatore piuttosto che a un contafrottole, scrive l’inviato della Bbc a Kabul, Quentin Sommerville, è stata una delle difficoltà maggiori incontrate fino ad ora durante i colloqui di pace.
Resta da vedere – prosegue Sommerville – se effettivamente i talebani, che affermano di star vincendo la guerra, siano realmente disposti a impegnarsi in colloqui significativi mentre le forze internazionali continuano a uccidere i combattenti e comandanti talebani. Sanno che comunque le truppe straniere si ritireranno nel 2014 e probabilmente alcuni leader dei talebani si rifiuteranno di sedersi al tavolo con i rappresentanti dei paesi che considerano invasori. Quello che invece deve esser suonato come un campanello d’allarme per i talebani è stato l’accordo raggiunto nella conferenza di Bonn, in Germania, con cui la comunità internazionale ha ribadito il suo impegno a lungo termine nel processo di pacificazione dell’Afghanistan. “Hanno di fronte la prospettiva di invecchiare, come esuli, nella città pakistana di Quetta” ha commentato con l’inviato della Bbc un anziano comandante dell’Isaf.
Ma dal Pakistan, paese che non ha partecipato alla conferenza di Bonn come protesta nei confronti di un raid aereo americano che ha ucciso 24 suoi soldati, arriva un’altra notizia dal fronte dei talebani che potrebbe far pensare a una frattura, o quantomeno a un acuirsi delle divergenze, tra il gruppo di talebani pakistani rifugiati nelle zone tribali del Nord Waziristan e i talebani afghani.
Mentre i talebani afghani, dunque, avrebbero trovato un accordo preliminare sull’apertura di un ufficio politico per avviare colloqui con l’occidente, le varie fazioni dei talebani pachistani avrebbero invece trovato un accordo per superare le divergenze tra loro e creare un Consiglio degli anziani per coordinare gli sforzi contro le truppe Nato in Afghanistan.
Tra le cinque fazioni che aderiscono al consiglio c’è anche il ramo dei talebani guidato da Hakimullah Mehsud (al centro nella foto) e la rete militante di Haqqani. L’annuncio è stato fatto tramite la diffusione di un volantino tra i villaggi delle alture del Waziristan.
La creazione del Consiglio, riporta la Cnn, è stata stimolata dal Mullah Mohammed Omar, un talebano afghano attualmente latitante, il quale ha esortato i talebani pakistani e i gruppi jihadisti ad accantonare le loro dispute interne e lavorare insieme per combattere le forze internazionali lungo il confine con l’Afghanistan.



