Cinque anni per rinascere
Di mario pinzauti • 07 feb, 2012 • Categoria: OpinioniSecondo il leader dell’ Udc Casini è opportuno che il governo Monti resti in sella non solo qualche mese, come chiede l’opposizione becera della Lega, e neppure solo sino al 2013, come propongono i due maggiori partiti della cosiddetta maggioranza , il pdl e il pd. A giudizio di Casini è bene, è augurabile tenersi questo governo per cinque anni almeno,cioè anche per quattro anni dopo le elezioni politiche.
Una volta tanto siamo totalmente d’accordo con Casini. Riteniamo cioè non auspicabile ma necessario, per non dire indispensabile, che “supermario”e i suoi restino per almeno cinque anni là dove sono dopo essere stati insediati, lo scorso novembre, non dal voto dei cittadini ma da una crisi non solo economica ma anche politica. Ora questi due aspetti della crisi sono tutt’altro che superati. E se per la crisi economica c’è almeno la speranza che almeno un avvio di soluzione si possa trovare in tempi non biblici per la crisi politica gli eventuali rimedi appaiono lontani, forse lontanissimi. Sopratutto perché l’attore principale di questa crisi,l’insieme dei partiti, sta perdendo ogni credibilità nel paese. Un recente sondaggio, quello mandato in onda dal tg di “La 7”, ieri sera, ci ha fatto sapere che il cinquanta per cento degli aventi diritto al voto in Italia è ormai rappresentato da elettori orientati per l’astensione o la scheda bianca e da un manipolo d’indecisi.
Sono dati che rappresentano un forte, assordante squillo di segnale d’allarme. E tanto più perché ci sono serie ragioni per temere in prossimi, ulteriori peggioramenti. l caso Lusi, il tesoriere ladro dell’ex Margherita,non si chiude purtroppo con la sua cacciata dal pd perché è chiaro che egli ha goduto, nel suo partito,di una vasta rete di complicità,tutte ancora da accertare.Il cosiddetto onorevole Cosentino, accusato dalla magistratura di essere uno dei più influenti padri padroni del clan dei casalesi, resta ancora-grazie al compatto sostegno del suo partito,il pdl-parlamentare della Repubblica Italiana.Il suo ancora leader politico,Berlusconi,è stato appena rinviato a giudizio sotto l’accusa infamante di avere acquistato e fatto pubblicare su un suo giornale di famiglia un nastro registrato in cui era riportata una conversazione tra l’allora leader del pd Fassino e l’allora amministratore delegato dell’Unipol Consorte.
Un altro cosiddetto onorevole, Conti del pdl, è salito ai disonori delle cronache non per un’importante legge proposta o almeno votato ma per aver dimostrato grande maestria nell’arte di mettersi in tasca diecine di milioni di euro acquistando appartamenti prestigiosi nel centro di Roma e rivendendoli, nel giro di poche ora, a prezzo quasi raddoppiato. Deputati e senatori di quello che una volta si chiamava l’arco costituzionale, cioè, detta più semplice,di tutti i partiti,di destra,di sinistra,di centro,eccetera, fanno cordata comune per ridurre sensibilmente i sacrifici economici chiesti loro come atto di solidarietà verso i comuni mortali cui sacrifici anche maggiori sono stati già imposti per aiutare il paese a uscire dalla crisi economica.
Ora come può una classe politica che ospita questi signori e queste situazioni ,sperare di avere ancora la fiducia dell’opinione pubblica?La risposta è nei dati diffusi da “La 7” e da altri che certamente arriveranno presto.Al punto cui siamo arrivati,come abbiamo scritto nella precedente opinione,una via d’uscita può essere possibile solo con una catarsi che affondi il coltello nel marciume e lo elimini totalmente.Ma allo stato dei fatti ben pochi,nei partiti,mostrano di essere disponibili anche a prendere almeno in considerazione questo rimedio radicale.Per cui è inevitabile pensare che questo pocca accadere solo dopo che arriveranno altri,ancora più chiari e decisi avvertimenti dall’opinione pubblica .Ma è impossibile che pochi mesi,anche un anno bastino per provocare questo processo. Con cinque anni di governo Monti, di governo cioè che non ha dentro i partiti e limita dunque la loro capacità di pressione, potrebbe invece succedere. O almeno è possibile sperarlo.



