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Bruxelles tranquillizza i consumatori sulle merci a rischio

Di Simone Ricci • 09 mag, 2012 • Categoria: Consumi

La Commissione Europea ha pubblicato il rapporto 2011 relativo ai prodotti pericolosi: le notifiche sono calate fino al 54%



Quanta fiducia dovrebbero nutrire i consumatori europei nei confronti del mercato comunitario e delle merci che mette a disposizione? Secondo la Commissione Europea, si può essere relativamente tranquilli, grazie soprattutto ai risultati raggiunti negli ultimi anni. In particolare, Bruxelles ha voluto sottolineare come le notifiche di prodotti pericolosi giunti dalla Cina sono diminuite, anche se il numero resta ancora alto (il 54% per la precisione).

A livello comunitario si fa affidamento su un particolare sistema di informazione, il Rapex. Quest’ultimo è infatti in grado di individuare le merci pericolose, provvedendo al loro ritiro tempestivo. Una maggiore cooperazione tra le varie autorità potrebbe addirittura migliorare la sua efficienza. Il 2011, sempre secondo quanto pubblicato dalla Commissione Europea, è stato un anno più che positivo in questo senso.

Entrando maggiormente nel dettaglio del rapporto, un quinto delle notifiche ha riguardato prodotti di origine europea, mentre il 15% si riferisce ad altri paesi: le merci italiane che hanno fatto scattare l’allarme hanno riguardato invece il 2% dei casi. Inoltre, il paese più attivo nelle notifiche è stato senza dubbio la Spagna (189 procedimenti), seguita a ruota dalla Bulgaria, dall’Ungheria e dalla Germania.

Quali prodotti hanno messo a repentaglio la sicurezza dei consumatori? La maggiore pericolosità è stata quella dei prodotti tessili, dei giocattoli e dei veicoli a motore: i rischi principali, inoltre, consistono nel soffocamento, l’irritazione, lesioni e addirittura folgorazioni (nel caso dei prodotti elettrici), senza dimenticare i rischi chimici relativi a diversi cosmetici. Secondo John Dalli, commissario responsabile per la salute e la politica dei consumatori, questi ultimi devono rallegrarsi del fatto che poche merci a rischio provengano dall’Ue, anche se l’impegno in questo campo non è mai abbastanza e va ancora perfezionato.


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