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Viva l’Italia unita, anche per loro

Di mario pinzauti • 17 mar, 2011 • Categoria: Opinioni


Poiché mai,nelle alterne vicende della nostra vita, c’è mancata la fantasia ci siamo spesso divertiti a immaginare quale sarebbe stata la nostra sorte e quella dei nostri connazionali se l’Italia fosse restata quella che era prima del Risorgimento,cioè una serie di piccoli stati e nell’insieme solo “una pura entità geografica”,come la definì Metternich.Per quanto riguarda noi personalmente ci è ogni volta sembrato che in quella che sarebbe rimasta la nostra patria,il Granducato di Toscana, ci saremmo trovati anche ai nostri tempi abbastanza bene.E che la stessa sorte sarebbe toccata ad altri italiani, ad esempio gli abitanti della Napoli che allora,culturalmente ed economicamente,sebbene soggiogata ai perfidi Borboni,godeva di condizioni che erano tra le più avanzate d’Europa e che le avevano tra l’altro permesso di realizzare la prima ferrovia-quella per Portici-della penisola italiana.
Oggi che si festeggiano i 150 anni non del Granducato di Toscana, o del Regno delle Due Sicilie, o del Granducato di Parma o di altri stati e staterelli ma di un ex “pura entità geografica” diventata Italia Unita i giochi di fantasia dedicati a raffronti tra il bene e il male di ieri e quello di oggi nelle varie zone del nostro paese dovrebbero essere consigliati, e ove possibile imposti , a coloro che rifiutano di celebrare con gioia e con orgoglio il radicale cambiamento che il Risorgimento ha portato all’Italia, facendone un’identità anche politica.
Noi -ci teniamo a precisarlo- non siamo tra costoro, dato che pur senza rinnegare e demolire il nostro passato applaudiamo al nostro presente .Lo sono però certi signori –soprattutto i leghisti che, stranamente, si comportano come se fossero meno italiani di noi sebbene provengano da zone del paese da cui,sotto la guida di Mazzini, Garibaldi, re Vittorio Emanuele II, partirono le più importanti iniziative per l’indipendenza e l’unificazione e hanno anche tratto da queste iniziative maggiori benefici materiali, soprattutto economici, di quelli che sono andati ai toscani, ai napoletani, a connazionali di altre parti d’Italia.
Finora questi signori sembrano non essersi resi conto del nonsenso di cui si fanno protagonisti. O di fingere di non accorgersene. Forse per evitare di sentirsi obbligati per coerenza -sempre che mamma abbia loro insegnato che cosa sia la coerenza- a scegliere tra l’essere italiani al cento per cento, con tanto di applausi alla festa dell’unità ,oppure rinunciare a tutte le leve di comando che, come italiani in attesa di conferma hanno ricevuto: tra l’altro quattro ministeri,un buon numero di sottosegretariati,di presidenze e direzioni generali di banche,eccetera,tutti incarichi che dovrebbero essere riservati a cittadini dell’Italia Unita e non a sudditi di stati cancellati dalla storia come il Regno di Sardegna, l’impero d’Austria-Ungheria.


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