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Uzbekistan : la porta dell’inferno?

Di eduardo lubrano • 25 nov, 2011 • Categoria: Mondo


Uno degli ex paesi dell’Unione Sovietica è costantemente sotto controllo delle organizzazioni umanitarie e sanitarie di tutto il mondo, perché la situazione in Uzbekistan è critica oltre ogni limite.

Nel 2010 per esempio il governo presieduto dal dittatore Islam Karimov, annunciò che avrebbe stanziato il 13 per cento in più del budget normale per la sanità : meno del 10% della popolazione (circa 25 milioni di persone) ha accesso alla vaccinazione anti tubercolosi. Ma di quei soldi, raccontano oggi i medici e le agenzie specializzate, non se ne è vista traccia e la situazione della gente è a rischio. In alcune zone del paese inoltre la disoccupazione arriva all’80 per cento.

Sul fronte politico la situazione non è migliore. La dittatura di Karimov ha portato morte e distruzione nel paese della città di Samarcanda, una di quelle che da sempre eccita la fantasia dei viaggiatori degli artisti e dei commercianti perché è considerata un nodo strategico della via della seta tra oriente ed occidente.

L’organizzazione Human Rights Watch considera il regime di Tashkent (la capitale uzbeka) uno dei più ferocemente repressivi del mondo insieme alla Corea del Nord ed alla Birmania.

Anni fa furono trovati i corpi di due oppositori del regime che sottoposti all’autopsia si rivelarono addirittura bolliti. La maggior parte degli uzbeki sono musulmani sunniti.

Islam Karimov che a dispetto del suo nome di battesimo non ama affatto l’Islam, ha vietato ai muezzin l’uso del megafono per chiamare i fedeli alla preghiera nelle moschee; le esecuzioni di chi si contrappone al suo governo sono giornaliere e sono veri e propri eccidi di massa secondo quanto riferiscono le organizzazioni umanitarie.

Eppure in questo paese dominato dalla ferocia, dalla disoccupazione e dalla fuga della gente in cerca di un posto normale dove vivere, e dalle malattie, trovano spazio ricchissimi festival della cultura a cui negli anni, il regime ha chiamato a partecipare artisti del calibro di Julio Iglesias, Rod Stewart, Sting (che fu duramente criticato dalla stampa britannica perché un attivista come lui contro le violazioni dei diritti umani non doveva accettare) ed i nostri Ennio Moricone e alla fine dello scorso mese di ottobre Eros Ramazzotti. Ed il nostro ex premier, Silvio Berlusconi invitò Karimov alla presentazione ufficiale dell’expò di Milano del 2015.

I biglietti per i concerti delle star internazionali andavano da 150 a 250 euro, con cachet per gli artisti da capogiro, unico motivo per cui gli artisti avrebbero accettato la chiamata di Karimov e della figlia che oltre ad essere una stilista di moda (che però a New York l’anno scorso si è vista rifiutare una sfilata proprio per protesta per quanto accade nel paese) è anche la presidentessa di una squadra dio calcio che ha offerto dieci milioni di euro al Barcellona del presidente Laporta per due amichevoli.

Che in posto così esista un luogo chiamato “La porta dell’inferno” non sorprende nessuno. Nei pressi della città di Darvaz, c’è una grossa e profonda buca, che brucia ininterrottamente da 35 anni. Cosa succede? Da qualcuno è ormai considerata appunto la porta dell’inferno, in realtà è successo qualcosa di molto più razionale, ma diverse cose di questo fenomeno non sono ancora chiare. Nel 1976 un gruppo di geologi trovò una grotta sotterranea. Nessuno si avventurò all’interno, per il timore della presenza di gas pericolosi. Decisero così di dare fuoco al complesso, per valutarne la reazione.

Le fiamme, da allora, non si sono più spente.

 


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