Come uscire dalla crisi: Keynes è ancora attuale?
Di simone ricci • 26 set, 2011 • Categoria: Economia
Congiuntura economica, disoccupazione e bilanci statali dissestati: i problemi affrontati da John Maynard Keynes nella prima metà del XX secolo sono praticamente gli stessi con cui si ha a che fare oggi. Una domanda, quindi, si impone: il maggior economista del ‘900 è ancora attuale per fronteggiare la nuova crisi finanziaria? Il fatto che le criticità del sistema economico siano ancora quelle di tanti anni fa la dice lunga sul fatto che le lezioni del passato non sono state assimilate. Cerchiamo dunque di capire se il tipico stile polemico e brillante di Keynes può offrire delle soluzioni ancora attuali. Una nuova crisi finanziaria è praticamente alle porte, con la Grecia destinata a un default inevitabile e molti altri debiti sovrani a rischio: Keynes affrontò il problema della congiuntura economica in un saggio del 1930: egli parlava all’indomani della terribile crisi del ’29 e il suo punto di vista lo portò a ipotizzare dei rimedi “locali”. In effetti, l’economista britannico aveva compreso che bisognava anzitutto agire sulla bilancia commerciale, migliorandone l’attivo: le proposte suggerite sono diverse, ad esempio la razionalizzazione del settore industriale, una riduzione della tassazione, con conseguenti sgravi per gli ammortamenti e le spese di rinnovamento e riducendo i salari (gli effettivi guadagni degli occupati). Ma i suggerimenti non sono finiti e comprendono una maggiore apertura al commercio mondiale, sussidi da destinare alle imprese private (soprattutto prestiti a lungo termine) ed aumentando gli sbocchi interni ai risparmi. Anche la disoccupazione interessò molto da vicino Keynes: il recente allarme del Fondo Monetario Internazionale sul mondo del lavoro ha messo in luce tutte le difficoltà che stanno affrontando anche le economie avanzate, dunque si tratta di un problema quanto mai attuale. La terapia ipotizzata da Keynes comporta il miglioramento dei profitti e questo obiettivo, a suo parere, si può ottenere soltanto aumentando gli investimenti in relazione ai risparmi: gli investimenti, a loro volta, sono sostenuti dalle spese monetarie in nuovi beni capitali. Inoltre, è necessario ripristinare la fiducia del disoccupato al momento del prestito di denaro, nutrendo una sufficiente fiducia nel credito e nella solvibilità di questa persona. Dal punto di vista del bilancio statale, infine, si parla molto del famoso pareggio di bilancio, come avviene nel nostro paese, ma secondo Keynes la politica del pareggio ottenuta con imposizioni fiscali e restrizioni è destinata a fallire perché comporta un minore potere d’acquisto nazionale e un reddito inferiore. Lezioni ancora modernissime e a portata di mano, non sarebbe opportuno rivalutarle? In fondo, lo stesso economista amava ripetere che il problema finanziario è soltanto un terribile pasticcio non necessario e che il mondo occidentale dispone delle risorse per diminuirlo di importanza, evitando così di sprecare energie morali e materiali.



