Tonno a rischio estinzione
Di maria ferdinanda piva • 10 ott, 2011 • Categoria: Italia
Prendete due estremi opposti della gastronomia. Da un lato l’aroma inebriante del tartufo bianco d’Alba, dall’altro una cosa schifosa e assurda come potrebbe essere un panino farcito di medusa. Fatto? Bene: tutti e due hanno a che fare con il tonno. L’autentico tonno rosso del Mediterraneo, quello troppo caro (e troppo buono) per metterlo nelle scatolette del supermercato. Quello che raramente noi italiani mangiamo: se lo mangiano infatti tutto i giapponesi, e anzi lo stano finendo. Letteralmente: eppure – visto che pagano – c’è sempre qualcuno disposto a pescarlo per loro. Italiani naturalmente compresi, ed anzi in prima linea.
Le associazioni ambientaliste avvertono da anni che gli stock di tonno rosso sono vicini al collasso: non vuol dire estinzione, ma sicuramente addio alla pesca commerciale. Eppure – alla faccia di quote, divieti, regolamenti – la pesca illegale prospera allegramente. Sfido: i giapponesi arrivano a pagare il tonno mille euro al chilo. Quasi come il tartufo d’Alba, appunto: ma il trifulau che trova un tartufo di 20 grammi si ritiene già fortunato mentre un tonno, uno solo, arriva a pesare 700 chili. Fatevi un po’ di conti…
Il tonno è l’esempio più eclatante di un andazzo generale. Come scrive oggi il Corriere della Sera, il Mediterraneo soffre, l’Italia è finita per l’ennesima volta sul banco europeo degli imputati per pesca eccessiva e le reti derivanti ma, in fondo, così fan tutti: gli italiani come i francesi, i libici come i tunisini, con la scusa del “se non lo facciamo noi lo farà qualcun altro”. E come dice a proposito del tonno il capitano Paul Watson di Sea Shepherd,
«la verità è che c’è un interesse a portare la specie vicino all’estinzione, per una questione di soldi». È il meccanismo di domanda e offerta: «Meno pesci ci sono, più il prezzo sale, quindi se la popolazione ittica è ridotta al minimo chi vende i tonni è seduto su una miniera d’oro. È quella che si chiama “economia dell’estinzione”»
Chiarito questo punto, andiamo al panino di medusa: uno dei cibi più schifosi che si possano immaginare, una roba che solo a pensarci viene la pelle d’oca alta un dito.
Ma al panino di medusa stiamo arrivando per davvero. La pesca eccessiva svuota il mare di pesce: le meduse si trovano senza predatori e senza concorrenti che disputino loro il cibo. Si stanno moltiplicando a dismisura nei mari di tutto il mondo: sono così numerose da spegnere perfino le centrali nucleari, e le cronache estive sono piene di turisti finiti al pronto soccorso per aver fatto il bagno in una zuppa di ortiche.
Se andiamo avanti così, le meduse saranno l’unico – diciamo – frutto di mare con che, in un futuro molto prossimo, potremo ancora mangiare: lo dice Science, non un catastrofista da strapazzo, che ha appunto illustrato il concetto pubblicando l’immagine di un panino farcito con una grossa medusa grigia. Buon appetito.



