Tagli e rialzo delle imposte: la Spagna affronta la crisi
Di alessandra modica • 31 dic, 2011 • Categoria: Mondo
Era inevitabile. Gli economisti se lo aspettavano, e anche Mariano Rajoy lo sapeva. Il neopresidente spagnolo, eletto lo scorso novembre, è stato costretto ad ammetterlo. Per uscire dalla crisi anche la Spagna dovrà affrontare un periodo di rigidissima austerity. Nel 2012 il paese iberico si troverà a dover affrontare un rialzo delle imposte che è tra i più alti della storia democratica del Paese, e che sarà accompagnato da un taglio della spesa pubblica di quasi 9 miliardi di euro. E questo nonostante durante la campagna elettorale il Pp si fosse premurato di assicurare gli elettori che nessuna crisi avrebbe portato a una tale decisione.
La vicepresidente Soraya Sàez de Santamarìa lo ha annunciato ieri, accusando le Comunità autonome di aver portato il deficit all’8%, sei punti percentuali in più del previsto. Immancabile, naturalmente, è stato poi il classico “è tutta colpa del governo precedente che non ci ha mai raccontato come stavano le cose, né a noi, né agli spagnoli”.
Il taglio totale per portare il deficit al 4,4% entro la fine del 2012 sarà di più di 36 miliardi di euro. Grande delusione, dunque, per gli spagnoli, che anche durante il discorso di investitura di Rajoy si erano sentiti dire “Manterrò le mie promesse elettorali. Lo sforzo maggiore per uscire dalla crisi non può ricadere sui cittadini, ma deve venire dalle amministrazioni”.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato tutta una serie di azioni economiche e politiche che il Psoe non aveva avuto il coraggio di attuare, e che Rajoy non aveva annunciato durante la campagna per evitare di fare la fine di David Cameron, che perse molti voti per eccesso di chiarezza. I tagli saranno brutali e toccheranno tutti, accentuando la recessione, ma le imposte saranno invece progressive, e si concentreranno soprattutto i redditi alti.
Nella conferenza stampa di martedì il presidente spagnolo ci ha tenuto a sottolineare, però, che questi tagli sono soltanto un segnale, e che il periodo più duro sarà marzo. Eppure già le misure annunciate ieri sono durissime. Il gruppo più toccato dai tagli è quello dei funzionari statali, che perdono potere d’acquisto e sono costretti a lavorare 37,5 ore a settimana anzicché 35, per lo stesso stipendio. Non saranno pagati coloro che andranno in pensione (eccetto impiegati delle forze di polizia, esercito, sanità e del settore educazione), e soprattutto il 90% dei pensionati non verrà sostituito da nuovi lavoratori. Grossi tagli anche nel settore esteri: 1100 milioni verranno tolti alla cooperazione internazionale. Un piccolo riscatto per i più deboli: saliranno dell’1% le pensioni esistenti, (congelate nel 2011 dal governo Zapatero) e si prorogherà il versamento di 400 euro al mese per i disoccupati di lungo termine. Rimarranno invariate le prestazioni per gli inoccupati.




“accompagnato da un taglio della spesa pubblica di quasi 9 milioni di euro.” ??? Mi sembra un po’ pochino…
Fossi in voi ricontrollerei tutte le cifre dell’articolo, probabilmente avete confuso miliardi con milioni.
Grazie per la segnalazione. In effetti c’era un errore ( milioni al posto di miliardi) che ci siamo affrettati a correggere.