Riprendiamoci “va pensiero”
Di antonio lubrano • 08 apr, 2011 • Categoria: Italia
Era ora che qualcuno dicesse basta ai leghisti che tentano di tirare dalla loro parte Giuseppe Verdi! Il Comitato per la Bellezza, che già si è distinto per altre battaglie civili, ha lanciato una proposta ad altre associazioni culturali:” uniamoci per organizzare una campagna mediatica a favore di “Va’ pensiero”, il celeberrimo coro del “Nabucco” strumentalizzato dalla Lega Nord in funzione anti-unitaria e quindi anti-italiana”.
Cogliendo, aggiungo io, questo momento di riscoperta del sentimento nazionale, iniziato il 17 marzo scorso. Paolo Peluffo, magistrato della Corte dei Conti e anima delle celebrazioni del centocinquantenario, mi ha raccontato che quel giorno sono stati esposti dai nove ai 13 milioni di bandiere tricolori alle finestre di tutta Italia.
E poi va ricordato agli immemori o ai nemici dell’Unità d’Italia che nel periodo in cui compose “Nabucco”(1848), Giuseppe Verdi era, fra l’altro, animato da spiriti fortemente mazziniani. Per cui scrisse all’amico e librettista Francesco Maria Piave: “Sì, sì, ancora pochi anni, forse pochi mesi, e l’Italia sarà libera, una e repubblicana”. Nel 1861 “libera e una” lo fu, “repubblicana” soltanto nel 1946. Ma Giuseppe Verdi la pensava così fin dal 1848. Non solo: nel gennaio del 1849 “inaugurò”, si può dire, la seconda Repubblica Romana (soltanto ora rivalutata appieno, con un suo Museo inaugurato da Giorgio Napolitano), portando in scena al Teatro Argentina di Roma “La battaglia di Legnano”, opera più di ogni altra patriottica e italiana. Presenti gli stessi Mazzini e Garibaldi, il successo fu così fragoroso che il teatro venne invaso dal pubblico che agitava bandiere tricolori e reclamava il bis dell’intero ultimo atto (come avvenne).
“In questo 150° dell’Unità d’Italia, dice Vittorio Emiliani, giornalista, scrittore e responsabile del Comitato per la Bellezza, dobbiamo quindi riappropriarci di Va’ pensiero, non per contrapporlo all’Inno di Mameli (operazione musicalmente priva di senso), bensì per rifarne a pieno titolo uno dei canti fondamentali del nostro Risorgimento nazionale ed europeo (sottolineiamo, europeo)”. E il Journal, naturalmente, sottoscrive l’appello e seguirà l’iniziativa.



