Rebus Libia
Di Agostino Loffredi • 04 lug, 2011 • Categoria: Mondo
Probabilmente ha ragione il figli di Gheddafi, Saif al-Islam, quando dice all’Occidente:””Non vincerete mai, non avete nessuna chance, avete zero possibilità di vincere questa guerra”.
L’Afghanistan ha insegnato che le guerre non si vincono più se per vittoria si intende ancora l’annientamento dell’esercito nemico. Nemmeno le rivolte nel mondo arabo sono riuscite a spazzare via i vecchi regimi, se non in forma simbolica, dal momento che, in forme diverse, sono rimasti al potere e controllano in parte il processo di transizione.
In Libia le potenze occidentali si erano illuse ancora una volta di liquidare la questione in tempi brevi. Ce l’aveva messa tutta la Francia di Nicolas Sarkozy, prima accelerando i tempi dell’intervento aereo, poi impiegando anche elicotteri e infine sponsorizzando la fornitura di armi ai ribelli. Eppure non è valso a nulla. L’irruenza ondivaga dei ribelli dopo un periodo di “elastico”, tra festose avanzate e rapide ritirate, si è arenata in uno stallo sfibrante. Si è tentato quindi, forzando l’interpretazione della risoluzione Onu 1973, di colpire direttamente il colonnello Gheddafi, o almeno a fargli credere che avrebbero potuto farlo, dal momento che la Corte penale internazionale ha spiccato contro di lui un mandato d’arresto. Ma anche questa non si è rivelata una mossa intelligente, cosi come non lo sono i missili che come al solito non fanno distinzioni tra civili e “compound” quando vengono sganciati sui centri abitati. Gli Stati Uniti, essendo i più impegnati militarmente, sono stati i primi a mettere in guardia la coalizione dalla possibile crescita esponenziale dei costi dell’intervento, argomento delicatissimo in un momento di bilanci da risanare a suon di tagli in stile “lacrime, sudore e sangue”.
Gheddafi ha dimostrato di avere ancora l’appoggio di una parte dei poteri tribali, e come per i Talebani in Afghanistan, non resta a questo punto che trattare, che la cosa piaccia o meno a Sarkozy.
E quando iniziano le trattative, le insidie della propaganda e della disinformazione si fanno ancora più sottili e sfuggenti per i media dovendosi affidare o a fonti interne, delle quali spesso è difficile individuare i reali intenti, oppure ai comunicati ufficiali per antonomasia funzionali a chi li emette.
Oggi Il governo libico ha fatto sapere di aver avuto colloqui con membri dell’opposizione: “un portavoce dell’amministrazione di Gheddafi ha detto che funzionari governativi hanno avuto colloqui mediati con i ribelli in capitali estere, in Italia, Egitto e Norvegia, per cercare di trovare un accordo di pace, e che i colloqui sono ancora in corso” scrive la Reuters che comunque precisa “rimangono comunque poche le possibilità di una svolta per porre fine alla guerra civile, dal momento che entrambe le parti rimangono ferme sulle proprie posizioni, per quanto riguarda la sorte di Muammar Gheddafi”
Tra i rappresentanti dell’opposizione che hanno partecipato ai colloqui ci sarebbe Abdel Fattah Younes al-Abidi, ex ministro per la Sicurezza di Gheddafi, da poco passato con i ribelli. Ma non è chiaro se abbia ricevuto il mandato dal Consiglio Nazionale di Transizione.
Intanto il governo italiano ha smentito la notizia secondo cui esponenti del governo di Gheddafi si sarebbero incontrati con i ribelli in Italia, e tantomeno che l’Italia abbia partecipato: “Non c’è stato e non abbiamo partecipato a nessun incontro”, ha detto il portavoce della Farnesina Maurizio Massari.
Sempre alla Reuters, il capo dei ribelli Mustafa Abdel Jalil aveva detto che Muammar Gheddafi sarebbe potuto restare a vivere in Libia se avesse rinunciato al potere. Oggi però Abdel Jalil ha smentito se stesso affermando:””non c’è alcuna possibilità, al momento e per il futuro, che Gheddafi resti in Libia” per lui non c’è altra possibilità che “Lasciare il potere e affrontare la giustizia”.
Intanto mentre probabilmente la battaglia “diplomatica” delle dichiarazioni continuerà anche nei prossimi giorni i ribelli sul campo fanno anche loro una dichiarazione, di guerra. L’obiettivo è ambizioso, come scrive Gianandrea Gaiani su Il Sole 24 Ore
arrivare a Tripoli entro mercoledì conquistando alcune zone chiave a sud della città e prendendo contatto con i gruppi ribelli attivi nell’ombra nella capitale. Il colonnello Ahmed Omar Bani ha annunciato l’imminente offensiva dei ribelli verso la capitale libica, che dovrebbe venire attaccata da sud, cioè dalle alture i mano alle popolazioni berbere che nei giorni scorsi hanno ricevuto ingenti aiuti militari francesi.



