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La rabbia di Obama

Di eduardo lubrano • 18 ago, 2011 • Categoria: Mondo


In principio fu “Yes we can” “Noi possiamo” copiato, usato e storpiato da troppi altri nel mondo per ogni tipo di impresa da quelle più difficili a quelle banali. Adesso sono stati tre giorni all’insegna di “Hope” speranza, e Change” cambiamento. Gli stati del Mississipi, Iowa ed Illinois sono stati visitati dal presidente degli Stati Uniti Barak Obama in tre giorni di viaggio su un bus appositamente attrezzato.

I tre stati del cosiddetto Mid west americano (che ne comprende otto), cioè il Cuore d’America perché in queste zone si produce la maggior parte delle automobili, degli aerei e dell’acciaio e perché qui sono nati parecchi presidenti americani (tra i quali lo stesso Obama che è di Chicago, Illinois) sono particolarmente importanti per la corsa alla Casa Bianca del prossimo anno e per il presidente era importante rimettersi l’abito del candidato a Washington partendo da qui. Dal punto dell’America che più di altri sta risentendo degli effetti della crisi.

Ha parlato ai “small business”, i lavoratori autonomi (quelli che da noi hanno a che fare con l’IVA) ha ascoltato le richieste delle sperdute comunità rurali, dei piccoli imprenditori locali, delle famiglie.

Di che ha parlato ? Di terrorismo ma soprattutto delle possibilità di uscire dalla crisi economica che sta mettendo in ginocchio anche il colosso a stelle e strisce. Ha annunciato anche, nell’ultimo giorno del tour, che il 5 settembre (giorno della festa del Lavoro negli USA) presenterà il suo piano proprio per il lavoro e l’economia e la campagna autunnale al Congresso dove i suoi principali avversari politici, i repubblicani, hanno la maggioranza.

Per esempio alla domanda della proprietaria di un’agenzia immobiliare locale nella cittadina di Atkinson, in Illinois, che gli chiedeva: “Come mai non sono al lavoro 14 ore al giorno come dovrei?” il presidente Obama ha risposto che “Ci vorrà almeno un anno e mezzo per vedere una risalita dei prezzi a livello nazionale nel mercato della casa, crollato nel 2008. La Casa Bianca sta cercando di trovare modi per stimolare le banche a concedere mutui a chi vuole comprare casa, ma che la ripresa non è vicina».

Ed ancora sulla questione terrorismo, Obama ha detto che «Lo scenario più probabile contro cui dobbiamo tenere alta la guardia è quello di un’operazione di un lupo solitario, piuttosto che quella di un grande attacco terroristico ben coordinato. Il pericolo che ci preoccupa di più ora è quello di un solo terrorista, qualcuno con un’arma capace di compiere un massacro su vasta scala come accaduto in Norvegia». E visto che fra tre settimane ci sarà la ricorrenza dei dieci anni dell’11 settembre, Obama ha promesso anche il varo di nuove e più severe misure di sicurezza.

Lavoro, speranza e cambiamenti. Coraggio signor Obama, il primo apprezzamento per questa mossa l’ha ricevuto dal New York Times che ha titolato “Obama arrabbiato è già un inizio”.


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