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NBA: non c’è accordo, la stagione non parte

Di eduardo lubrano • 11 ott, 2011 • Categoria: Sport


Fino al 14 novembre non si gioca. Anche l’ultimo incontro, durato addirittura sette ore, tra proprietari e giocatori all’ Lowell Hotel nella zona dell’Upper East Side di Manhattan a New York ha dato esito negativo. Le parti sono lontane, come ricorda l’avvocato newyorkese David Stern, commissioner della National Basketball Association, dal 1984, ed i problemi sono importanti: il contratto collettivo scaduto il 30 giugno scorso, il tetto salariale ( o salary cap) che i club  vorrebbero fisso, i giocatori flessibile.

Ma il problema principale per cui la lega americana ha annullato ufficialmente le prime due settimane di partite (l’NBA parte come da tradizione ogni anno il primo di novembre) è la discussione sulla divisione degli introiti, il cosiddetto BRI, Basket Related Income: oggi il 57% va ai giocatori mentre le società hanno chiesto di ridurre questa quota al 54% e poi progressivamente fino al 40 per cento. Nel BRI rientrano percentuali sui biglietti, sui parcheggi delle auto nelle gare interne, contratti televisivi, pubblicità temporanee nei palazzi, e via dicendo.

Niet, nein, no, rispondono i giocatori e la loro associazione dei giocatori americani professionisti di basket: noi siamo gli attori dello spettacolo che vi fa guadagnare così tanti milioni di dollari, noi siamo quelli che dobbiamo avere più soldi di tutti.

Insomma forse si parte a fine novembre, quasi certamente si comincerà l’anno prossimo, ma è facile che la stagione salti del tutto


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