Mediaset Premium: l’Antitrust difende il diritto di recesso
Di simone ricci • 26 apr, 2011 • Categoria: Consumi
Una multa da ben duecentomila euro: è questo l’esito finale della recente indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la quale ha rivolto la propria attenzione verso l’operato di Rti (Reti Televisive Italiane), più precisamente in merito ai servizi televisivi a pagamento che sono stati offerti. Nel dettaglio, l’Antitrust ha voluto valutare il comportamento dell’azienda per quel che riguarda la piattaforma commerciale che tutti conosciamo come Mediaset Premium. Che cosa è successo esattamente e perché una multa così salata? Il comportamento della spa posseduta al 100% dal Gruppo Mediaset non è affatto piaciuto a molti abbonati e consumatori, dato che proprio questi soggetti si sono visti fatturare de canoni televisivi a pagamento nonostante avessero già esercitato il loro diritto di recesso. Quest’ultimo, come è noto, rappresenta uno dei pilastri del diritto dei consumi e consiste nella possibilità di sciogliere un contratto senza il consenso dell’altra parte: le segnalazioni giunte all’Autorità sono state davvero molte e si riferiscono a un periodo temporale piuttosto lungo che va dalla fine del 2009 ai primi mesi di quest’anno, con gli abbonati che avevano voluto recedere dalla modalità “Easy Pay”, ma che avevano comunque ricevuto nella loro cassetta della posta le relative bollette da pagare. Ma i comportamenti scorretti non sono stati soltanto questi; in effetti, gran parte dei consumatori ha lamentato persino delle vere e proprie “ostruzioni” da parte della stessa Rti, intenzionata a ritardare il più possibile i recessi. In quest’ultimo caso, la spa applicava addirittura delle penali in caso di mancato pagamento delle fatture. Si tratta, come appare evidente, di pratiche commerciali scorrette e che non potevano sfuggire all’Antitrust: i consumatori devono comunque sempre mantenere alta l’attenzione su tali servizi, in modo da evitare il ripetersi di casi simili, anche se la stessa Autorità è da tempo impegnata nel vietare la diffusione di questi comportamenti.



