Libia: che fine faranno i murales della rivoluzione?
Di Redazione • 07 dic, 2011 • Categoria: Mondo
Sotto il regime del colonnello Gheddafi, in Libia, era proibita qualsiasi forma di espressione di dissenso. Ma durante la guerra che ha portato alla caduta del dittatore, il Paese si è riempito di graffiti anti-Gheddafi e murales inneggianti alla libertà del popolo libico, che ancora oggi colorano le strade di Bengasi e Tripoli e ricordano quel che è accaduto negli ultimi mesi.
Che fare ora però con questi graffiti? Dovrebbero essere cancellati, visto che l’obiettivo è stato raggiunto, o celebrati come opere d’arte, simbolo di questo momento storico?
In molte parti del mondo i murales sono considerati ‘arte pubblica’, forme di ribellione artistica alle norme, ma non in Libia. Alcuni disegni sono divertenti, colorati, ironici e altri invece ricordano le sofferenze inflitte alla popolazione in questi 42 anni di tirannia. E poi ci sono caricature di Gheddafi, e immagini satiriche sulle tradizioni e abitudini libiche, non sempre gradite da tutti.
Tuttavia cancellarli non sarebbe giusto: come spiega Sadeq Gashout in un’intervista alla Bbc, “nessuno avrebbe dipinto sui muri se non avesse creduto che il futuro era suo adesso”. Quei colori, quelle scritte, quei disegni che inneggiano alla libertà, in fondo, non sono altro che il modo più esplicito per dichiarare la propria presenza, e il proprio desiderio di cambiare le cose e di partecipare alla vita del Paese.
La popolazione libica si divide: alcuni vorrebbero che i murales restassero dove sono, in quanto forme di espressione di voci a lungo represse. Altri invece pensano che tra qualche anno non avranno più senso.










