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Le capriole del dietrologo Cicchitto

Di luca ajroldi • 25 mar, 2011 • Categoria: Politica


Nella primavera di parole in libertà che ormai fioriscono ovunque senza timori ne vergogne, senza accertarsi che il cervello sia collegato con la bocca, senza un piccolo ripasso di storia patria ( non sul bignami, onorevole, ma sui testi mi raccomando!) si può ascoltare di tutto. L’on. Fabrizio Cicchitto, nell’arduo tentativo di giustificare nel dibattito di ieri alla Camera le contraddizioni del governo Berlusconi sulla Libia, ha farneticato su “una linea Ezio Mauro-Sarkozy che forse ripercorre certe storie del giornalismo italiano quando nel 1914 il Popolo d’Italia era finanziato da Pippo Naldi e da ambienti finanziari francesi”. La risposta su Repubblica non si è fatta attendere.

Ovviamente l’idea di una linea comune Repubblica-Sarkozy è semplicemente ridicola, sia perché le posizioni sono diverse, sia soprattutto perché sono autonome e infine perché un giornale e uno Stato non sono comparabili. Vorremmo solo ricordare al capogruppo Pdl, il quale non riesce evidentemente a ragionare se non in termini di affiliazione e consorteria, che un giornale può avere una sua libera e autonoma opinione. Questa opinione nasce dall’incontro tra la sua cultura e le vicende quotidiane, valutate nell’interesse del Paese e della democrazia: in questo caso, la richiesta di democrazia e di libertà che viene dalla ribellione libica al dittatore che risponde con i massacri. Per Cicchitto meglio cercare dietrologie strampalate e assurde: salvo il riferimento al massone Pippo Naldi, che per la tessera numero 2232 della P2 è invece perfettamente naturale.


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