La grande illusione
Di luca ajroldi • 24 giu, 2011 • Categoria: Italia
Doveva essere una specie di gioco di prestigio. Tutto doveva apparire in un modo pur essendo completamente diverso. per questo erano stati approntati uffici creativi, uomini marketing, esperti copywriter per preparare discosrsi e frasi a effetto che tutti potessero dire, da Capezzone a La Russa, da Cicchitto a Giovanardi, in un orgia di coesione e compattezza. Il grande illusionista aveva creato lo spettacolo e la platea, noi, assorti a guardare. Falsi i numeri, false le statistiche, false le dichiarazioni ma ripetute all’infinito, moltiplicate da sei reti televisive, appoggiate da giornalisti compiacenti facevano presa diventavano la realtà che si sovrapponeva a quella vera. E così nasceva la melassa nella quale siamo stati immersi per più di dieci anni. Poi le intercettazioni hanno squarciato il velo. Sono venuti alla luce i discorsi veri, i giudizi veri,le lotte intestine di quella classe di governo che non è stata scelta dai cittadini ma selezionata con il casting, ovvero con i parametri di telegenia e parlantina non certo cultura e preparazione. Impaurita, questa classe politica, ora cerca leggi e leggine, per nasondere, occultare, impedire che altro venga pubblicato.
Mario Calabresi, direttore de La Stampa, scrive oggi che da almeno un anno nella politica italiana esistono due universi paralleli: quello della realtà e quello della finzione.
Da qualche giorno infine, con le migliaia di intercettazioni dell’inchiesta chiamata P4, il velo è completamente caduto e leggiamo attoniti delle risse, degli insulti, degli odii che lacerano il governo e circondano Berlusconi. Al di là degli aspetti penali e del malcostume di un sistema che sembra aver abolito ogni trasparenza e ogni criterio di merito, emerge uno scenario in cui i veleni hanno conquistato ogni spazio del discorso pubblico.
Scopriamo che anche i ministri o gli amici di una vita dileggiano Berlusconi (così come facevano le ragazze ospiti delle feste ad Arcore), lo considerano finito e organizzano continue guerre intestine. La reazione naturale sarebbe stata quella della resa dei conti, della cacciata degli infedeli, ma invece nulla è successo. Perché per sopravvivere c’è bisogno di tutti, si è costretti a scendere a patti con chiunque e a qualunque prezzo: l’unico problema appare quello di chiudere il rubinetto della realtà, di ripristinare in fretta la finzione.
Così vediamo una ministra, che abbiamo appena saputo ritenere il premier «poco intelligente», sedersi ai banchi del governo, o molti altri stringersi la mano e sorridersi nonostante sia stato reso noto che si detestano e tramano uno contro l’altro.
Così si corre a cercare di rimettere in pista ogni strumento per bloccare le intercettazioni e la loro divulgazione: il problema non è la sostanza ma la rappresentazione. Bisogna impedire in fretta di far sapere agli italiani non tanto di eventuali scandali ma cosa pensano davvero parlamentari e ministri. Dobbiamo credere che regni ancora l’armonia, per farlo è necessario chiudere al più presto porte e finestre affinché la rissa si svolga tutta tra le porte di casa. L’urgenza adesso è quella di rimettere in piedi la Grande Recita, i problemi veri possono aspettare ancora un giro.



