La giornata contro le barriere architettoniche. Parla Antonio Guidi
Di Redazione • 02 ott, 2011 • Categoria: Italia
Oggi si celebra la Giornata Nazionale contro le barriere architettoniche. Io la vivo, questa giornata, anche con un sentimento di tristezza. Perché per certi versi celebriamo una volta una sconfitta. Quella non solo di avere eliminato ancora troppe poche barriere che al di là della legge, sono incostituzionali perché la Costituzione Italiana garantisce la mobilità, ma anche quella, la sconfitta, soprattutto di quando ci ci accorgiamo che i palazzi, i marciapiedi, gli esercizi commerciali le autostrade e così via, sono troppo spesso ancora progettate con molti ostacoli.
Un paese che non sa progettare il futuro considerando la totale fruibilità dei suoi spazi è un paese che nelle sue diverse realtà non sa guardare ai suoi cittadini con difficoltà ed allora già sappiamo in anticipo che saranno tempi durissimi per tutti.
Basta pensare ai vecchi sempre più vecchi ed ai bambini senza spazi. Senza contare le persone con disabilità, che sono in continuo aumento. Parlo di questa giornata con tristezza come detto, anche per affermare che, nonostante tutto, la parte “esterna” della disabilità ha una certa attenzione se non la concretezza che meriterebbe, mentre purtroppo si pensa molto meno all’”interno” della persona con disabilità, laddove “interno” vuol dire affettività, emozioni, relazioni ed anche per chi è più grave, assistenza.
Non l’assistenza ai bisogni più evidenti ma quella più intima che comporta un rapporto di grande familiarità tra la persona disabile e chi lo aiuta. Purtroppo nel nostro paese già l’assistenza è carente, pensare al diritto alla privacy sembra una follia. Abbiamo ancora bidelli maschi, per fare un solo esempio irricevibile da una società normale, che assistono senza essere scelti, alunne disabili a scuola anche per le cose più delicate
Pensiamo a chi nel chiuso di una stanza aspetta persone che l’aiutano a gestire la più profonda intimità e sono sempre persone diverse e mai scelte. Ecco ritengo che la libertà di scelta della persona non solo di dove vivere ma anche di con chi vivere momenti importanti della propria vita quotidiana, sia la vera sfida dei nostri tempi.
Mi accorgo dal mio ufficio per le disabilità del Comune di Roma che la città sta cambiando, si sta finalmente aprendo alle questioni dell’accessibilità almeno dei monumenti e dei teatri come auspico avvenga in tutte le città d’arte italiane, ma voglio anche lanciare due proposte a questo proposito. La prima è quella di un’Authorithy che possa monitorare e sanzionare comportamenti scorretti nei confronti delle persone con disabilità, ma anche, ed ecco la seconda proposta, che possa vigilare e partecipare alla progettazione futura per far sì che le nuove grandi realizzazioni del nostro Paese tengano conto che è meglio costruire senza barriere piuttosto che doverle abbattere dopo: abbattiamo quelle che ci sono, e sarebbe un modo anche di dare lavoro a tante imprese che sono in difficoltà, e pensiamo al futuro senza barriere, perché i disabili non sono un peso ma una risorsa. Questa sì che sarebbe una grande Opera per i nostri governi. E se così fosse, bando alla tristezza.
Antonio Guidi
Antonio Guidi, professore di Neuropsichiatria infantile, affetto da tetraparesi spastica, è stato Ministro della Famiglia nel primo governo Berlusconi e successivamente sottosegretario al Ministero della Salute. E’ delegato del Sindaco di Roma per le politiche della disabilità e comincia da oggi una collaborazione con il Journal sui temi della disabilità.



