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Il PSA: un test controverso

Di marina morelli • 08 ott, 2011 • Categoria: Star bene


Il tumore alla prostata è la forma di neoplasia più diffusa negli uomini. Il rischio aumenta significativamente dopo i 50 anni e progredisce con l’età che rappresenta il più significativo tra i vari fattori di rischio.

Uno dei test utilizzati per lo screening dei tumori della prostata è il test del PSA (antigene prostatico specifico) che rappresenta un test controverso per l’utilizzo come screening del tumore della prostata in quanto non è univocamente dimostrato capace, impiegato in mondo regolare, di ridurre la mortalità della popolazione che individua come affetta da tumore alla prostata.

Il PSA viene secreto dalle ghiandole prostatiche e il suo livello tende ad aumentare nel tempo, ma nel caso di un tumore della prostata aumenta più rapidamente che nell’ipertrofia prostatica.

Poiché esiste una stretta relazione tra il livello di Psa e il volume del tumore prostatico e questo ha una velocità di crescita più elevata di una malattia benigna della prostata la modalità prevalente di utilizzo del PSA oggi è rappresentata dalla sua determinazione periodica e dalla sua valutazione del cambiamento percentuale nel tempo che viene definito come velocità del PSA.

Ma quello che fino a oggi è stato un protocollo ufficiale per la prevenzione del cancro della prostata oggi è fortemente sconsigliato. Sembra infatti che gli esami del sangue per la ricerca del PSA fanno più male che bene secondo l’avvertimento dell’U.S. Preventive Service Task Force (PSTF).

La direttrice Virginia Moyer del PSTF spiega che in questi anni sono stati impiegati tempo, sforzi ed energia nello studio degli esami PSA mentre invece ci si doveva sforzare di trovare un test migliore e più sicuro.

Ha spiegato che delle quantità eccessive di PSA (antigene specifico prostatico) nel sangue solo a volte segnalano la formazione di un cancro alla prostata, rilevando invece solo una prostata ingrossata o un’infezione.

LA PSTF ha analizzato tutte le ricerche svolte in precedenza al riguardo, inclusi cinque importanti studi, allo scopo di accertare se gli esami PSA di routine riducono i decessi per cancro alla prostata. La conclusione è stata che la riduzione o è minima o non è stata riscontrata. E’ stato invece accertato che questi esami in alcuni casi causano impotenza, incontinenza, infezioni e perfino la morte causata da biopsie, chirurgia e radiazioni.


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