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Siria: fuga dall’incubo

Di Redazione • 14 giu, 2011 • Categoria: Mondo


Con l’arrivo di altri 2.000 profughi è salito a quasi 9.000 il numero dei cittadini siriani che hanno attraversato il confine per trovare rifugio in Turchia dopo l’inasprirsi della repressione ordinata dal governo di Damasco nei confronti dei ribelli. L’emergenza umanitaria si aggrava di ora in ora nei campi profughi dove iniziano a scarseggiare i generi di prima necessità e le tende disponibili. Si stima che altre 10.000 persone stiano aspettando soltanto il momento opportuno per mettersi in cammino verso la Turchia e il governo turco ha predisposto l’apertura di altri tre campi di accoglienza. La maggior parte dei profughi proviene dalla città di Jisr al-Shughur, a 20 chilometri dal confine, messa sotto assedio dall’esercito dopo la morte di 120 agenti della sicurezza. Secondo il governo gli agenti sarebbero stati uccisi da una non meglio precisata banda armata. Secondo alcuni testimoni invece si sarebbe trattato di vittime di uno scontro a fuoco tra l’esercito regolare e parte delle sue truppe che avrebbero disertato rifiutandosi di intervenire contro i manifestanti. Domenica scorsa l’esercito regolare ha annunciato di aver ripreso il totale controllo di Jisr al Shughur. Gli attivisti e i cittadini hanno raccontato di un pesante bombardamento e dell’irruzione in città dei carri armati.

In Siria la protesta contro il presidente Bashar al-Assad, che ha ereditato il potere alla morte del padre nel 2000 dando continuità a un regime che dura da 48 anni, va avanti da oltre tre mesi. Secondo le associazioni per i diritti civili, dall’inizio della rivolta, sono stati uccisi più di 1.300 civili e 300 tra soldati e poliziotti ma è comunque impossibile verificare le informazioni perché ai giornalisti esteri è stato negato l’accesso al Paese.

Francia e la Gran Bretagna stanno facendo pressione affinché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condanni la repressione attuata da Assad con il suo popolo. Il primo ministro turco, Tayyip Erdogan, ha affermato che la Turchia potrebbe sostenere una risoluzione di condanna del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro la Siria ma la Russia e la Cina hanno fatto sapere che potrebbero usare il loro potere di veto per bloccare la risoluzione temendo che possa essere il preludio di un intervento armato come è accaduto con la Libia.


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