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E spuntò un comma che non c’era

Di luca ajroldi • 05 lug, 2011 • Categoria: Italia


Forse si svela il mistero del testo della manovra finanziaria da 47 miliardi di euro che doveva essere arrivata al Quirinale e che invece su quel colle non era ancora arrivata. Il Presidente Napolitano aveva fatto emettere una nota in cui si diceva che di quel testo alla Presidenza della Repubblica non ne sapevano ancora nulla. Dov’era finito ?
Ecco la ricostruzione possibile di Repubblica.it

Nella bozza di manovra presentata nel pre-consiglio dei ministri il codicillo non c’è. Non c’è nella bozza consegnata ai ministri, giovedì scorso. Appare tra sabato e domenica – dunque quando materialmente il documento è ancora a Palazzo Chigi. Devono averla affatturata gli avvocati del premier. È proprio il tira e molla tra presidenza del Consiglio con i suoi legulei e il ministero del Tesoro con i suoi tecnici deve aver ritardato la trasmissione del documento al Quirinale.

Ma di quale norma si parla ? lo spiega il Corriere.it

Anche se fosse confermato in appello dai giudici di Milano (la sentenza dovrebbe arrivare sabato 9 luglio), il verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori potrebbe infatti vedere sospesa la sua esecutività da una norma inserita nella manovra. Più in dettaglio, si tratta di una modifica a due articoli del codice di procedura civile (il 283 e il 373) che obbliga il giudice (che finora ne aveva solo la facoltà) a sospendere l’esecutività della condanna nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (10 in primo grado) dietro il pagamento di «idonea cauzione», in attesa che si pronunci in via definitiva la Cassazione.

Ricosruiamo la storia, per chi ha troppe cose da fare e non ricorda bene.

Dunque, due imprenditori, due privati cittadini, Berlusconi e De Benedetti, hanno una contesa d’affari. In gioco è la proprietà della Mondadori. Finiscono in tribunale. Berlusconi si compra chi deve decidere della controversia, il giudice Metta. La corruzione della toga viene accertata al di là di ogni ragionevole dubbio in tre gradi di giudizio. La sentenza è definitiva e ha uno strascico: come risarcire chi si è visto privato di un bene con un crimine? Un altro giudice – un giudice civile, poi aggredito e degradato per vendetta dalla “macchina del fango” – decide che il prezzo giusto per il danno subito da De Benedetti è di 750 milioni di euro.

Berlusconi si appella. La decisione è attesa di qui a qualche giorno, ma l’Egoarca la teme. Se ne lagna, con pose da vittima, appena può. Al funerale del suo miglior amico. Al matrimonio della sua ministra. Tace di aver corrotto il giudice. “Vogliono colpirmi nel patrimonio” dice trascurando di aver colpito il patrimonio altrui. Lavora in silenzio. Non lascia trapelare un sospiro. Anche se qualche traccia rimane nel terreno.

Nei giorni scorsi, quando i manager della Fininvest presentano il bilancio della holding, svelano di non aver messo in conto nessun accantonamento, a copertura dell’eventuale risarcimento alla Cir. Sanno che “il Dottore” si sta muovendo per salvare se stesso e i conti del gioiello di famiglia.

Adesso il quadro è più chiaro. Il presidente del Consiglio non smette mai di lavorare. Per se stesso. Per i suoi affari di famiglia. Se qualcuno avesse mai pensato che due sconfitte elettorali lo avessero abbattuto o lo facessero pensare ad un ritiro dalla politica, beh, si è sbagliato di grosso. La luce a Palazzo Chigi è sempre accesa perchè li qualcuno è al lavoro. Di solito gli avvocati di Berlusconi.


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Un Commento »

  1. [...] La manovra economica che – pare –riduce del 30% gli incentivi alle energie rinnovabili introduce, oltre a vari dolorosi tagli, il famososuperbollo sui Suv e sulle auto di lusso. [...]

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