E-commerce, ci sono ancora troppi disservizi
Di Simone Ricci • 30 nov, 2011 • Categoria: Consumi
Quanto è effettivamente tutelato e protetto il mercato del commercio elettronico (il cosiddetto e-commerce)? Secondo l’Adiconsum e il suo segretario, Pietro Giordano, si può fare decisamente di più, in particolare per quel che concerne i servizi che sono successivi alla vendita vera e propria. I problemi con cui si ha maggiormente a che fare sono presto detti: i consumatori italiani, infatti, sono costretti a subire situazioni al limite del paradossale quando si apprestano a questo ambito del commercio. Si deve pensare allora che la scelta è errata e mal riposta? In realtà, le criticità giungono da direzioni ben precise. In pratica, le segnalazioni che sono giunte all’associazione dei consumatori si riferiscono soprattutto a momenti specifici dell’acquisto; tra l’altro, si può fare affidamento sul prezioso contributo del Consorzio del Commercio Elettronico, il cosiddetto Netcomm, ma evidentemente tutto questo non basta e bisogna assolutamente rafforzare determinati poteri. Il recente incontro di Milano tra il consorzio in questione, le associazioni di categoria e i nomi più celebri del social shopping (in primis Groupon e Groupalia) ha consentito di approfondire proprio questi aspetti: le proposte sono davvero molte, si va dalla maggiore collaborazione tra aziende del settore e consumatori ai nuovi strumenti che possano consentire alle persone di conoscere meglio questo mondo e fidarsi, di conseguenza, delle operazioni poste in essere sul web. Insomma, è quanto mai urgente rivitalizzare il mercato in questione. Fa ben sperare, comunque, questo dialogo così costruttivo, anche se ormai occorre essere come San Tommaso, finché non si vede qualche risultato concreto non si può credere a nulla. Tra l’altro, bisogna anche informare di più i consumatori, spesso alle prese con truffe e raggiri e non sempre in grado di capire che l’inganno li sta per danneggiare. L’e-commerce va “rivoluzionato” da cima a fondo, deve essere maggiormente virtuoso e beneficiare dell’impegno di tutte le parti in causa: l’appello è rivolto anche alle banche che emettono le carte di pagamento, magari rendendole più sicure e riconquistando quindi la fiducia degli acquirenti.



