La patrimoniale sarà così ?
Di simone ricci • 15 nov, 2011 • Categoria: Economia
Si torna a parlare di imposta patrimoniale, uno dei provvedimenti che potrebbero essere presenti nel programma di governo di Mario Monti, ma come al solito le discussioni sono molto confuse: è dannosa oppure una risorsa importante per l’economia? Come tutte le misure fiscali, anche questa tassa presenta pregi e difetti, ma un opportuno equilibrio tra di essi è pur sempre possibile. L’ultimo studio riguarda un prelievo che andrà a riguardare il limite reddituale di 1,5 milioni di euro; secondo i sostenitori del provvedimento parlano soprattutto della sua enorme equità, notevolmente maggiore rispetto ad altri tributi, mentre i detrattori sono convinti che possa provocare una depressione dannosa per la nostra economia. Ma non c’è più tempo per i grandi dibattiti, bisogna agire in fretta, dunque la domanda deve essere una soltanto: patrimoniale sì oppure patrimoniale no? Una visione neutra deve guardare sia agli elementi negativi che a quelli positivi. Le principali criticità si riferiscono all’introduzione della tassa in ambito immobiliare, una operazione che provocherebbe un calo deciso delle quotazioni (oltre i dieci punti percentuali secondo Confedilizia); inoltre, il deprezzamento in questione potrebbe essere la causa dei mutui poco convenienti. Di contro, bisogna anche ricordare che il calo generale dei prezzi immobiliare sarebbe ben gradito in questo momento, con la possibilità di avere forti sconti rispetto alle richieste iniziali. Un esempio di patrimoniale nel nostro paese può essere fatto risalire al 1992, quando il governo guidato da Giuliano Amato (di cui, paradossalmente, si parla ancora adesso per la nuova squadra di Monti) mise in atto un prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti bancari. Altre patrimoniali “soft” sono invece l’Ici e l’imposta di successione, ma quello che potrebbe attenderci a breve è ben diverso. Svezia e Norvegia sono i due paesi in cui essa viene applicata sulla totalità dei beni, quindi si può fare riferimento a questa esperienza se necessario, ma può essere uno spunto interessante anche la tassa di solidarietà sul patrimonio che viene attuata da quasi trent’anni in Francia: i nostri cugini d’oltralpe adottano un’aliquota compresa tra lo 0,55 e l’1,8% del patrimonio, partendo da un reddito minimo di 790mila euro e un massimo di sedici milioni, un sistema che consente di ottenere ogni anno ben quattro miliardi di euro, denaro che farebbe comodo anche alle casse italiane. Tassare i più ricchi per abbattere il debito pubblico farebbe comprendere che non sono soltanto i cittadini medi a sopportare i sacrifici, ma occorre prestare attenzione all’accumulo di patrimoni al di fuori del territorio nazionale, una delle tante conseguenze negative di questa imposta.




Le 89 Fondazioni Bancarie Italiane hanno una capitalizzazione di circa 150 miliardi di Euro sul mercato finanziario. Accedere al sito http://www.acri.it per credere!
Essendo le Fondazioni Bancarie “enti di diritto privato” (leggere art.1 della legge che le costituisce) il loro capitale non confluisce nell’attivo del bilancio dello Stato; basterebbe teoricamente un semplice decreto legge che dichiari le Fondazioni Bancarie “enti di diritto pubblico” per ridurre il debito pubblico italiano di 150 miliardi di Euro automaticamente.
150 miliardi di Euro sarebbero una somma immensa per gli indicatori dei mercati finanziari (circa il 10% del debito pubblico italiano).
Allora domando: perché prima di una patrimoniale, lo Stato non mette a disposizione questo suo tesoro “nascosto” di 150 miliardi di Euro per ripianare il debito pubblico che lo Stato ha contratto negli ultimi 20 anni?