Belgio: 387 giorni senza un governo ma spunta un nuovo piano
Di Redazione • 06 lug, 2011 • Categoria: Mondo
Lo scorso marzo il Belgio è entrato nel Guinness World Records con questa motivazione: “Il 30 marzo del 2011, 290 giorni dopo le elezioni del 13 giugno del 2010, il Belgio e’ diventato il Paese che ha conosciuto, in tempo di pace, il periodo più lungo senza un governo ufficiale”.
Oggi siamo a 387 giorni, o se preferite a 13 mesi. Ma, al di là dell’aspetto folkloristico, il non riuscire a formare un governo a oltre un anno dalle elezioni denota una grave crisi politica proprio nel momento in cui il debito pubblico del Belgio è diventato il terzo più elevato dell’Ue raggiungendo il 100% del pil. Il nodo centrale della discordia è rappresentato dalla scontro tra fiamminghi e valloni: “La popolazione fiamminga è in cerca di un maggiore controllo sulla politica fiscale, mentre valloni desiderano una maggiore protezione e più soldi per la regione attorno alla capitale, Bruxelles.”
L’ultima mediazione l’aveva tentata a maggio Wouter Beke. Prima di lui ci aveva provato Johan Vande Lanotte, fiammingo socialdemocratico, ma a gennaio, a sette mesi dalle elezioni, gettò la spugna commentando:” “Puoi portare un cavallo all’acqua ma non puoi costringerlo a bere”. Lanotte, venne nominato dal re Alberto II “conciliatore reale”, aveva proposto una riforma istituzionale del Belgio che prevedeva una ripartizione dei poteri tra le regioni; nelle sue intenzioni avrebbe dovuto favorire un accordo politico per la formazione di un nuovo governo ma i sette principali partiti fiamminghi, e francofoni, il 5 gennaio scorso si sono espressi contro tale riforma decretando un nuovo fallimento dei negoziati.
Ora a trovare la quadratura del cerchio ci prova nuovamente al socialista Elio di Rupo con un documento, di un centinaio di pagine, consegnato lo scorso 4 luglio al re Alberto con un piano che prevede
risanare le finanze pubbliche, riformare la legge sul finanziamento, dividere il distretto di Bruxelles-Halle-Vilvorde (Bhv), responsabilizzare le regioni e riformare alcuni aspetti socio-economici.
Di Rupo “propone un risanamento rigoroso delle finanze pubbliche di 22 miliardi di euro” entro il 2015, osserva L’Echo. Lo scopo è raggiungere l’equilibrio di bilancio e togliere il paese dalla linea di tiro delle agenzie di rating. Da un punto di vista istituzionale, Di Rupo propone la scissione del distretto Bhv, che si trova fra la regione Bruxelles capitale e la regione fiamminga, con 150mila francofoni che vivono in 35 comuni fiamminghi che costituiscono un motivo di tensione fra le due comunità.
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Foto: Reporters © Jimmy Kets



