Pensando a estremi rimedi
Di mario pinzauti • 22 nov, 2010 • Categoria: OpinioniSe quelle parole Berlusconi l’avesse dette dieci giorni, anche solo una settimana fa,l’avremmo accolte con una sonora risata o, in alternativa, con un gesto di compatimento. Ma quelle parole, l’affermazione che la sua vittoria nelle votazioni in Parlamento sulla fiducia al governo il prossimo quattordici dicembre è sicura , anzi sicurissima il premier le ha dette l’altro ieri, a conclusione del vertice Nato a Lisbona. E allora il discorso cambia e le risate o i gesti di compatimento diventano forzati, innaturali. Per cui è forse meglio per ora rinunciarci. Dato che dall’altro ieri è probabile, certo non impossibile che tutto vada nel migliore dei modi per Berlusconi e nel modo peggiore per noi da troppo tempo suoi infelici sudditi. E tutto questo nonostante la ribellione della Carfagna .E nonostante anche che le motivazioni della sentenza del processo Dell’Utri abbiano rivelato che per molto tempo Berlusconi prosperò sotto la protezione della mafia. Sono fatti che sparano ferro e fuoco sulla corazzata del Presidente del Consiglio. Senza tuttavia, almeno per ora, provocarle anche un solo visibile graffio. Al contrario.
Eppure è trascorsa solo una settimana da quando su ”La Stampa” Marcello Sorgi scriveva che ormai il Presidente del Consiglio è “cotto” e la gran parte degli editorialisti degli altri quotidiani (compreso Ferrara del quasi house organ “Il Foglio”) condividevano, nella sostanza, tale giudizio. Mentre sabato scorso Sorgi dava invece per morta e sepolta l’ipotesi della crisi e lo stesso sostenevano altri editorialisti .E mentre, sempre sabato, un gruppo di deputati rappresentativi di tulle forze politiche, quelle dell’opposizione comprese, dichiarava di prevedere che il Presidente del Consiglio superi con successo la prova del voto di fiducia.
Come si spiega questo repentino capovolgimento di giudizi e previsioni? Secondo Sorgi lo si deve a un nuovo successo del fattore “c” cui, a suo parere, Berlusconi deve gran parte del successo ottenuto prima come imprenditore e poi come politico. Può darsi. Ma è da chiedersi se il “fattore c” sarebbe riuscito ad assicurare all’ex pianista di navi transoceanica una tanto spettacolare ascesa se non fossero intervenuti alcuni consistenti aiutini. Tra i quali agli inizi, come già anni fa rivelarono i libri di Travaglio e oggi conferma la sentenza di Palermo sul caso Dell’Utri, c’è stata sicuramente la protezione della mafia. Cui sono seguiti interventi di poteri forti e infine un altro fattore, il più potente di tutti: la berlusconizzazione della maggioranza degli italiani, cioè-grazie al massiccio intervento del mezzo televisivo e più ancora alla forza carismatica del personaggio-l’elezione di quest’uomo non soltanto a leader politico incontrastato ma a simbolo impareggiabile del bene e del male del paese,soprattutto del male,che peraltro nella sua gestione sembra essersi trasformato, diventato virtù nazionale.
I recenti venti di crisi-che forse erano e sono ancora solo venticelli cui molti,troppi hanno attribuito una potenza d’urto inesistente-avevano diffuso la speranza che tutto questo miracolosamente cambiasse, sebbene in assenza di alternative attraenti.Finora non è avvenuto e lo stillicidio del va e vieni delle spintarelle dell’opposizione,quindi lo snervante allungarsi dei tempi di attesa –oltretutto consumati in presenza di una grave crisi economica- ha però indebolito tali speranze e il berlusconismo ha potuto riprendere la guida della partita.con qualche risultato immediatamente visibile e altri prevedibili.
Al fatidico 14 dicembre mancano ancora tre settimane abbondanti.E’uno spazio di tempo in cui potrebbero irrompere altri colpi di scena in grado di capovolgere di nuovo la situazione.Ci auguriamo vivamente che possa avvenire.O che almeno la vittoria di Berlusconi nella votazione di fiducia ,se davvero ci dovesse essere ,sia solo una sorta di canto del Cigno,l’ultima impresa di un guerriero morente cui successive difficoltà potrebbero dare presto il colpo di grazia.Perchè se,per sciagura,fosse il contrario,se l’eventuale vittoria parlamentare del 14 dicembre fosse solo la partenza del rilancio di una forza indistruttibile destinata a durare per tutta la legislatura e anche oltre,fino all’elezione per il Quirinale, non resterebbe che cominciare a pensare a rimedi estremi.Ad esempio una sorta di federalismo politico che.con una legge d’iniziativa popolare, trasformasse in regioni autonome,a statuto speciale e con ampi poteri,la regioni in cui la berlusconizzazione ha finora coinvolto e presumibilmente coinvolgerà nel prossimo avvenire una parte minoritaria dei cittadini..Detta così .nella veste di vaga,vaghissima idea,sembra,lo ammettiamo,una battuta un po’sciocchina .O una pura provocazione.E oggi come oggi è forse tutte e due.Ma potrebbe diventare almeno uno spunto da prendere in considerazione per elaborare più precisi progett se le cose si mettessero veramente male , molto peggio di adesso,e l’Italia diventasse ,ancor più di ora,un paese invivibile per tutti coloro che non accettano di rinunciare al rispetto per se stessi .



