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L’onorevole Cosentino chiede giustizia, ma a chi?

Di mario stramazzo • 23 set, 2010 • Categoria: Attualità, Italia


Un “appello ai miei pubblici accusatori affinché’ si faccia finalmente il processo dove io possa dimostrare la mia estraneità’”. Questa la dichiarazione dell’ex Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze onorevole Nicola Cosentino, raccolta da agenzie di stampa dopo il voto dei suoi onorevoli colleghi che ieri, con una maggioranza di 308 voti, hanno negato  l’utilizzo delle intercettazioni  telefoniche con la voce dell’onorevole.

Richiesta fatta dal tribunale di Napoli nell’ambito del procedimento penale n. 36856/01 RGNR – n. 74678/02 RG GIP . Giudici che sempre per l’onorevole Cosentino,  avevano  chiesto pure l’autorizzazione  a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere per i reati di cui agli articoli 110 e 416-bis, commi  da 1 a 6 e 8, del codice penale.

Per i non avvocati, l’articolo  110 viene invocato :  Quando più persone  concorrono nel medesimo reato , ciascuna di esse soggiace alla pena per questo  stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti   ( ) . Mentre il 416-bis viena ascritto quando gli inquirenti  ipotizzano che l’indagato sia coinvolto in reati di mafia.

Domanda : perchè  l’onorevole Cosentino ha aspettato che si svolgesse  la votazione in aula e non ha invitato i suoi colleghi ad esprimere un bel Sì alla richiesta della magistratura?

Tanto più che ha pure aggiunto  ” Ora mi sia la possibilità’ di difendermi in un processo legittimo, dove posso sostenere l’infondatezza delle accuse strumentali che mi sono state rivolte“.

Ma chi dovrebbe dare giustizia a quest’uomo  se proprio ieri mattina  308  suoi colleghi gli hanno tolto l’opportunità di andare dritto dritto davanti ai giudici e così’ facendo impedire  il riconoscimento della sedicente innocenza?

Spiace tanto per il disagio;  i normali cittadini non possono esserle d’aiuto e da ieri, nemmeno la magistratura. Almeno per il momento.

nella foto:  Emanuela Loi ( 9\10\1967 – 19\7\1992 ) agente di scorta del giudice Borsellino, uccisa con lui.

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