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Belgio: “il malato d’Europa”

Di Agostino Loffredi • 14 dic, 2010 • Categoria: Mondo


A sei mesi esatti dalle elezioni il Belgio non ha ancora un governo. Era il 13 giugno scorso quando i risultati elettorali ufficializzarono la spaccatura del Paese: il partito degli autonomisti fiamminghi ,guidati da Bart de Wever (nella foto), ha vinto nel nord, mentre i socialisti francofoni di Elio Di Rupo si sono affermati nel sud. Da allora non è stato possibile formare un nuovo governo; quattro tentativi sono andati falliti e, come scrive il Post, l’ipotesi, spesso invocata dai fiamminghi, di una divisione del Paese si è fatta sempre più concreta

«Il Belgio è uno stato fallito e non ha più nessun futuro». Il leader degli autonomisti fiamminghi Bart de Wever ha commentato così ieri la situazione politica del proprio paese, a sei mesi esatti dalle ultime elezioni, in un’intervista al settimanale tedesco Spiegel che ha scatenato polemiche e accuse nello sfiancato dibattito politico belga.

Il malato d’Europa

Nell’intervista allo Spiegel, De Wever ha anche definito il Belgio «il malato d’Europa», citando un’espressione che era stata adottata per la prima volta nel diciannovesimo secolo in riferimento alla crisi dell’Impero Ottomano – attribuita allo zar Nicola I di Russia – e che è diventata di uso comune per indicare un paese in grosse difficoltà economiche (negli ultimi anni l’Economist l’aveva usata anche per una copertina sull’Italia). Il leader fiammingo ha spiegato infatti che il paese non può più permettersi di versare così tanti soldi nelle casse della Vallonia e ha paragonato la dipendenza economica della regione meridionale a una dipendenza da droga: «Questi soldi non possono essere versati come un’iniezione di droga a un tossicodipendente». Poi se l’è presa anche con il re del Belgio, Alberto II, accusandolo di essere alleato con i valloni.


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