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L’Unità d’Italia tra vecchio e nuovo Risorgimento

Di Agostino Loffredi • 19 ott, 2010 • Categoria: L'intervista


Un secolo e mezzo fa a Teano, in Campania, Giuseppe Garibaldi si incontrò con Vittorio Emanuele II e lo omaggiò con gran parte del Regno delle Due Sicilie che aveva appena finito di conquistare. Era il 26 ottobre del 1860, il Mezzogiorno passò nelle mani dei Savoia e diventò quindi parte del Regno d’Italia. Culmine del Risorgimento, fine della gloriosa spedizione dei Mille e inizio dell’Unità d’Italia. Eppure qualcosa non torna, l’Italia unita stenta ancora oggi, come allora, a tradursi in valore condiviso e da tutti accettato. Ai tempi di Garibaldi parte della popolazione del sud non era affatto contenta dell’annessione al Regno d’Italia, quantomeno non nei termini e alle condizioni imposte dai Savoia. Oggi, ma sarebbe meglio dire da oltre vent’anni, un partito politico, La Lega Nord, raccoglie consensi sostenendo la secessione e il federalismo. In mezzo il grande sviluppo economico e industriale compiuto dal nord Italia grazie anche ai lavoratori che vi emigrarono dal sud. Una ricostruzione doverosamente sommaria ma necessaria per presentarvi i temi che dal prossimo 23 ottobre, e fino al 26, verranno ampiamente discussi, in dibattiti e incontri pubblici, proprio a Teano all’interno della manifestazione “A Teano diamoci la mano per ricostruire l’Unità d’Italia”. Allo storico Paul Ginsborg, tra i più attenti studiosi della storia d’Italia e membro del Comitato per L’altra Italia a Teano, abbiamo chiesto di spiegarci qual’è l’intento di questa iniziativa

Ginsborg
: Il tentativo è quello di organizzare qualcosa che dal basso vada verso l’alto e non che dall’alto venga calato verso il basso. E’ un appello alla società civile italiana e del Sud in particolare perché ci si confronti sull’idea di un’altra Italia e, di sottofondo, sull’idea di un altro risorgimento. Tutto questo va molto in contrasto con le celebrazioni ufficiali per l’Unità d’Italia dove casomai è presente un eccesso di retorica. In questo caso invece i cittadini comuni, le associazioni ma anche importanti personalità come Don Ciotti di Libera, cercano di ragionare su 150 anni di storia del Paese.

Perché, come lei ha detto, questo appello è rivolto soprattutto alla società civile del Sud Italia?

Ginsborg: Perché è proprio dal Sud che nasce quest’iniziativa, se non erro ci saranno 100 sindaci di altrettanti comuni del Sud che porteranno l’esempio della loro buona gestione della cosa pubblica per contrastare l’immagine di un Meridione fatto solo di mafia e criminalità. Ed è anche un tentativo di riscatto del Sud che in maniera non indifferente è stato trascurato dalla storia del paese. Se pensiamo soprattutto ai primissimi anni quando il brigantaggio è stato duramente represso possiamo immaginare come il Sud abbia vissuto il risorgimento con un senso di oppressione.

Uno scenario complesso dunque, molto più ampio di quanto non siamo abitualmente portati a pensare. Ma con la Lega Nord che pone i propri simboli sulle scuole pubbliche e un ministro degli Esteri che definisce i militari Italiani impegnati in Asia i “Garibaldini del 2000” possiamo dire di essere ancora in tempo per discutere di un’altra Italia?

Ginsborg
: Si, credo di si anche perché come storico penso che la storia non si sviluppi progressivamente lungo una linea senza interruzioni. Credo profondamente nella capacita degli individui e delle collettività di intervenire nel processo storico. Certo molto, troppo tempo è passato prima che si sia organizzata un’iniziativa come questa, che d’altro canto può cambiare le cose solo in piccola parte. Certamente le espressioni più tremende, la visione tecnica del Nord e la profonda disuguaglianza sociale immaginata dalla Lega andavano fermate prima così come tutte le espressioni razziste. Ma ripeto non è troppo tardi, la storia, anche quella del risorgimento, procede per sconfitte.

Un Sud dunque, che inizialmente non voleva l’Unità d’Italia, sconfitto e il Nord che l’ha imposta ora chiede sa secessione. Cos’è accaduto?

Ginsborg:E’ difficile se non impossibile in questa sede dare conto in maniera approfondita di 150 anni di storia ma una cosa va chiarita: il torto subito dal Sud, il brigantaggio e la resistenza delle forze borboniche, non sono che una parte. Ci sono anche 60.000 volontari che si sono uniti a Garibaldi pronti a combattere per l’Unità d’Italia. Quel che è certo è che tutti volevano un trattamento più equo e più rispettoso delle autonomie e delle tradizioni del Sud all’interno del nuovo Stato.

Ci sono anche delle motivazioni economiche?

Ginsborg:A tal proposito prendiamo ad esempio gli immigrati del Mezzogiorno i quali hanno dato un grande contributo all’accumulazione del capitale che ha dato vita alla rivoluzione industriale italiana. Questi lavoratori non hanno visto questa ricchezza essere ridistribuita attraverso le spese sociali e pubbliche nel Sud. Sto parlando delle costruzione di acquedotti, della rete ferroviaria della sanità. A partire dal 1900 l’Italia in 65 anni è diventata uno dei paesi più ricchi del mondo e il divario del Sud non è stato colmato con questa ricchezza. Il problema del Sud Italia rimane il problema regionale più grande d’Europa, peggio del Sud della Spagna o dell’Est della Germania. Questo fa molo impressione


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2 Commenti »

  1. Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

    Un secolo e mezzo fa a Teano, in Campania, Giuseppe Garibaldi si incontrò con Vittorio Emanuele II e lo omaggiò con gran parte del Regno delle Due Sicilie che aveva appena finito di conquistare. Era il 26 ottobre del 1860, il Mezzogiorno passò nelle ma…

  2. La via intrapresa dal risorgimento, che avrebbe dovuto unire l’Italia, come noi la intendiamo, diciamoci la verità, è stato un fallimento. Non perchè non piace l’idea dell’unione, ma perchè sbagliamo a pensare che quanto accaduto sia stato fatto per unire l’Italia. Fu fatto invece per allargare i confini del regno piemontese e dare al nord, anzitutto Torino, Milano, Genova, la possibilità di diventare poi il famoso triangolo d’oro.
    Lo dimostrano tutte le aziende e macchinari e appalti che al sud c’erano e portati al nord. Tant’è vero che in tutti gli Stati conquistati vennero imposte le leggi del Piemonte e furono annullate tutte quelle presenti, comprese le amministrazioni locali. I beni, tutti, oro, argento, quadri, oggetti di valori divennero proprietà dei conquistatori, che fregandosene del diritto internazionale, aggredirono e invasero il sud.
    Oggi se ne parla…ma fino a pochi anni fa quest’argomento era tabù. Ovvio che se ne parla, dal punto di vista del sud, come un sopruso e voglia di riscatto, sopratutto per la disuguaglianza economica esistente da 150 anni che ancora oggi, a distanza di 150 anni, costringe i ragazzi e padri di famiglia ad emigrare.
    Però si vorrebbe anche che la storia raccontata sui libri dallo Stato fosse più veritiera, ossia che non fu il valore di Garibaldi a conquistare il sud, ma il tradimento dell’intera classe ufficiale dei borbonici, (vecchi e inefficienti, non tutti per fortuna) conquistati dall’oro inglese che avevano interesse in quest’unità. Davvero ci vogliono far credere che 1000 uomini male armati potevano tener testa ad un esercito di circa 25000 soldati bene armati presenti sull’isola? Certo c’era chi al sud era scontento e non erano pochi, sopratutto i contadini che venivano sfruttati e affamati dalla “classe” nobile meridionale che voleva sempre di più, e che speravano in una vita migliore con la venuta di Garibaldi. Ma non fu così, nonostante le promesse. Da quì nacque la rivolta civile contro di lui e il Piemonte definita sprezzantemente “brigantaggio”. In USA, in Germania, in Francia erano solo banditi, da noi erano briganti.
    A Torino al dr. Cesare Lombroso, venivano portate teste e corpi di briganti, da cui nacque la pseudoscienza che ha fatto scuola fino agli anni sessanta nelle università e nei tribunali. Questa si è rivelata una bufala, ma quei poveri resti sono ancora nel museo torinese, negando loro una pietosa sepoltura cristiana. E’ possibile ancora parlare di unità e di fratellanza italiana? Mah…ai posteri l’ardua sentenza.

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